0.7 Architettura iperbolica_parte prima – di Angelo Massimo Gulino

Aldilà del pianeta Terra. Oltre i confini conosciuti. Era il 1961 quando Yuri Gagarin ha tremato per primo superando le correnti gravitazionali, immerso nel silenzio dello spazio e dell’ignoto. Nel 1998 è iniziata la costruzione della Stazione Spaziale Internazionale ISS che orbita ad una distanza di quattrocento chilometri dalla superficie terrestre e dal 2000 è continuamente abitata da un equipaggio di sette astronauti. Il desiderio dell’uomo un giorno seguirà traiettorie iperboliche necessarie per andare fuori dall’orbita dei pianeti del nostro sistema solare e allontanarsi dal Sole. Così è iperbolica l’architettura dirompente capace di generare l’energia necessaria per “sollevarsi da terra”. Questa idea di architettura porta in sé i principi che ne determinano l’essenza e che identificheremo nei seguenti quattro punti dell’Architettura Iperbolica:

  1. Dono dell’obliquità
  2. Sfida alla gravità
  3. Elogio del frammento
  4. Prefabbricazione fluida

DONO DELL’OBLIQUITA’. E’ necessario un eterno ritorno al passato per leggere il presente e immaginare il prossimo futuro. La cultura megalitica si forma tra il 6000 e il 1000 a.C. L’uomo primitivo sviluppa le prime tecniche di allevamento e agricoltura, osservando il movimento degli astri, del Sole e della Luna. Ben presto sarà in grado di trasferire le conoscenze celesti nella costruzione dei monumenti megalitici, il più importante dei quali assume le forme del dolmen. Si può notare come le pietre verticali e la grande lastra orizzontale seguano traiettorie diagonali, inclinazioni che sfuggono liberamente alla linea retta. Verso il 700 a.C. prende forma l’architettura classica greco-romana che introdurrà il culto della linea retta simbolizzata dall’ordine trave-pilatro (dorico-ionico-corinzio).

Bisogna aspettare quasi duemila anni per ritrovare l’elogio della linea obliqua. La Rivoluzione Russa (1917 d.C.) è come un terremoto che fa esplodere il vecchio ordine costituito. Nascono le avanguardie artistiche che impongono la DIAGONALE come linea rivoluzionaria diffusa nelle ricerche grafiche di Rodtcenko, nel Monumento Dinamico realizzato da Tatlin nel 1919 così come nella tribuna di Lenin di El Lissitzky del 1924. I frammenti di questa esplosione andranno a costruire il mondo nuovo governato dalla rivoluzione: nasce il Costruttivismo Russo. L’eco della rivoluzione rimbomba e solo negli anni Settanta giunge sino a noi. E’ illuminante l’articolo uscito sulla rivista Flash Art nel 1979 dal titolo “Trans-avanguardia di Achille Bonito Oliva”. Finalmente si parla di crisi dell’arte. Crisi vissuta come punto di rottura nel sistema, bisogno di catastrofe intesa come produzione di discontinuità, accidentalità. L’arte degli anni Settanta si presenta positivamente frantumata, consapevole dell’impossibilità di riportare unità ed equilibrio. Viene infranto il principio di centralità, a favore di relazioni oblique e mobili. E’ il caso di ricordare la musica atonale di Arnold Schonberg. Ci troviamo a Vienna nel 1921. Musica atonale è perdita del centro di riferimento e completa emancipazione della dissonanza. Adolf Loos è grande amico di Schonberg che si ispira alla sua teoria “Ornamento é delitto”. Non vi sono più legami armonici, ma la sola negazione del suono nella sua stessa natura fisica (Pierrot Lunaire op.21/1912). E’ la distanza tra una nota e l’altra a rompere l’armonia e creare l’atonalità della composizione musicale. Lo spazio tra i suoni è variabile e appare guidato dal caso. Il CAOS entra nella composizione musicale.
Never Mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols è il primo e unico album in studio del gruppo punk rock Sex Pistols, pubblicato nel Regno Unito dalla Virgin Records il 28 ottobre 1977.

Figura 1. Zentralsparkasse Bank a Vienna (1975-79) di Günther Domenig

Nasce il Punk (1977) e mette in scena l’autodistruzione. Emerge verso occidente una rabbia distruttrice che l’architetto-sciamano Gunther Domenig capta e proietta sulla facciata della banca viennese Zentralsparkasse Bank del 1979. Acciaio e vetro seguono l’esplosione che piega la materia e il metallo splendente s’increspa seguendo il movimento brutale della distruzione. La violenza compositiva del disegno sembra necessaria per la riconquista della libertà. I tumulti dell’anima si mescolano al cemento, deformando l’esterno; mentre l’interno si popola di forme organiche, tubi come vene e una riproduzione gigante del braccio di G.D. che emerge dalle viscere del palazzo. Quest’opera è l’embrione di un’architettura dai tanti nomi che io chiamerò iperbolica.

 

1 Comment

Scrivi un commento