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Siamo materialisti? – di Marco Ermentini

Dopo il temporale si avverte un particolare odore nell’aria. È una miscela molto materica di ozono che ci fa capire che l’aria è pulita. Da milioni di anni siamo sensibili all’ozono come un segnale positivo. È un esempio di come la materia rivesta per noi una grande importanza.
Davanti a una facciata in alga spirulina non stiamo nella pelle. Certo, una membrana che reagisce all’ambiente può essere una concreta risposta alla ricerca di materiali attivi e vitali con conseguenze inedite e implicazioni estetiche e culturali.
Il nostro tempo è quello della ricerca di un nuovo modo di conoscere e lavorare con i materiali dove le nanotecnologie avranno un impatto persino maggiore del digitale. Ingrid Paoletti ci accompagna in un percorso inedito attraverso l’interesse per la materia nel suo nuovo libro “Siate materialisti!” (Einaudi). In realtà non c’è confine tra ambiente naturale, artificiale, costruito. È un luogo magico e unico. Noi siamo i nostri oggetti quando li produciamo, siamo gli spazi che costruiamo, siamo la nostra città quando vi viaggiamo dentro, siamo la campagna durante una passeggiata.
Serve un cambiamento nel modo di progettare che non produca un resto da nascondere. Nessun materiale può essere ridotto allo stato di rifiuto e ogni materiale ha diritto di diventare una scorta. Impariamo a coltivare la nostra materia come una cosa preziosa e forse troveremo la via per un’architettura di una società più equa.

 

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