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Sappiamo affrontare la complessità? – di Marco Ermentini

La terra fornisce abbastanza per soddisfare i bisogni di ogni uomo, ma non l’avidità di ogni uomo”. Questa frase di Gandhi ci fa capire come spesso il genere umano agisca come un caterpillar, ma ha la consapevolezza di un primitivo. Continuiamo a pensare e ad agire come se i rapporti causa-effetto fossero lineari, mentre dovremmo ragionare in termini di sistema. Federico M. Butera nel suo delizioso “Affrontare la complessità” (Edizioni Ambiente) approfondisce il tema della transizione ecologica con uno sguardo ampio e profondo, rarissimo nelle pubblicazioni di questo genere. Certo, siamo troppo ingordi di energia ma ridurre l’uso dei combustibili fossili non basta. Per Combattere il cambiamento climatico  bisogna diminuire tutte le emissioni di gas : non solo la CO2 ma anche il metano e gli ossidi di azoto. Per fare ciò dobbiamo cambiare il modo in cui produciamo il cibo. In realtà la produzione agricola è una delle principali cause del superamento dei limiti planetari della terra. Così a seconda di ciò che mangiamo diamo un contributo al riscaldamento globale anche perchè i 2/3 di tutto il materiale che estraiamo e di tutto il cibo che produciamo è destinato ad essere gettato via.

Entro il 2050 raddoppierà il parco edilizio mondiale: 163 miliardi di metri quadri, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, verranno costruiti. È quindi necessario ripensare il modo di progettare e costruire gli edifici e la città a partire dai materiali per minimizzare l’energia e garantire il confort e la qualità.

Dobbiamo smetterla di costruire come nella città di Cornucopia (Vice Packard, 1960) dove tutte le case sono fatte di una speciale cartapesta e vengono demolite e ricostruite ogni primavera come si fa con le pulizie della casa. 

La terra ha un obiettivo diverso dal nostro, la sopravvivenza dell’insieme, non importa in quale forma o struttura; non ha niente da perdere, noi sì.

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