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#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – MAGGIO 1971 – di Arcangelo Di Cesare

Questa cronaca è dedicata ad un architetto “dell’Era della Matita”, uno di quelli che amava progettare stabilendo una connessione tra foglio, mano, occhio e cervello; i pensieri fluivano liberamente sul foglio e la matita era lo strumento per afferrare le idee e fissarle nel tempo.
Erano disegni sempre densi, composti da linee e forme ripetute fino alla noia; a volte, in un processo inverso, disegnava forme senza la minima idea di dove sarebbero andate ma con la certezza che quelle stesse forme avrebbero dato impulso “all’occhio pensante” e indicato la direzione alla mano per creare progetti mai banali.
Lui era Gunner Birkerts, un lettone, nato a Riga nel 1925 e studente alla Tecninische Hochschule di Stoccarda dove, nel 1949, si laureò in Architettura.
Dopo gli studi, come molti altri colleghi, lasciò l’Europa alla volta dell’America considerata al tempo la “mecca del modernismo”, ma a differenza di tutti gli altri lui lo fece con un solo obiettivo: andare a lavorare nello studio dei Saarinen.
Questa esperienza, unità al soggiorno di sei mesi presso l’accademia Americana a Roma nel 1976, fissarono definitamente il suo linguaggio. Zevi su Birkerts scrisse:” Esiste un termometro quasi infallibile per misurare il potere creativo di un architetto: invitarlo all’Accademia Americana di Roma per qualche tempo e vedere cosa succede. Se i suoi edifici acquisiscono sapori post-moderni o pseudo-classici vuol dire che è pronto solo a copiare stili alla moda senza curarsi se sono vecchi o nuovi. Se invece dopo l’esperienza romana, diventerà più audacemente moderno, allora è da considerarsi un vero artista dotato di un linguaggio proprio che, arricchito dal passato, continuerà a guardare al futuro”.
Birkerts assorbì la lezione romana, e restando sempre fedele alle idee iniziali, non cercò rifugio in correnti modaiole e, soprattutto, non si pentì mai delle scelte progettuali. Ogni suo progetto doveva trasmettere un messaggio preciso, non doveva essere simile ad altri e doveva esplorare in continuazione il nuovo. Quando dei professionisti riescono a trovare le soluzioni più adatte ai problemi più disparati, anche se il suo stile non è impresso chiaramente, si riesce sempre a individuare la sua opera. Birkerts apparteneva a questo gruppo.

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