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Città aumentate. Dieci gesti-barriera per il futuro – recensione di Mario Pisani

Privo di illustrazioni ma realmente denso e in grado di incidere sull’argomento l’ultima fatica di Maurizio Carta, ordinario di Urbanistica al Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo. Il viatico è costituito dai versi tratti da La collina che scaliamo, di Amanda Gorman, la giovane poetessa che li ha recitati all’insediamento del presidente degli Stati Uniti.
Quando arriva il giorno, usciamo dall’ombra,/ ardente e senza paura./ La nuova alba sboccia mentre la liberiamo./ Perché c’è sempre la luce,/ se solo fossimo abbastanza coraggiosi da vederlo./ Se solo fossimo abbastanza coraggiosi da esserlo/.
L’incipit constata la necessità del cambiamento. Se il genere umano vuole sopravvivere e restare su questa terra. Gli anni orribili che stiamo vivendo sono scaturiti da un virus che, strappato dal suo ecosistema, è emigrato in città e entrato nelle nostre vite. Eppure erano evidenti i segnali del disastro imminente: la crescita della temperatura, l’innalzando dei mari, lo scioglimento dei ghiacci, la riduzione dell’assorbimento delle emissioni nocive, l’impoverimento della biodiversità.
Non li abbiamo voluti cogliere.
Ora occorre una nuova strategia per ritrovare il giusto equilibrio tra il pianeta, la  comunità umana e le altre specie viventi che lo abitano, per entrare nel nuovo antropocene. Il termine, divulgato dal premio Nobel per la chimica atmosferica Paul Crutzen, definisce l’era geologica in cui l’ambiente terrestre è totalmente condizionato nelle caratteristiche in cui si evolve la vita. Per evitare la catastrofe occorre saper progettare il futuro con il “pensiero delle cattedrali” quando nel medioevo i costruttori gettavano le fondamenta di quegli edifici sapendo che solo i loro nipoti l’avrebbero visti completati.
Nei prossimi trent’anni la popolazione del mondo raddoppierà trasformando profondamente le città. L’arte di costruirle deve offrire soluzioni innovative, efficaci e  sostenibili, in grado di subentrare all’attuale espansione, sapendo che queste non rappresentano solo luoghi dell’abitare ma “potenti dispositivi creativi” per innescare un futuro possibile dove la vita di comunità è capace di costruire relazioni feconde per mettere in atto  nuove economie capaci di accelerare l’innovazione. Così le città tornano a essere il teatro che mette in scena l’utopia di una società migliore. Convinti che non esiste altro luogo dove le idee si possano incontrare e diffondere.
Prende forma con questi presupposti l’idea della città aumentata, una piattaforma che, per dirlo con l’autore, espande la creatività, l’innovazione e l’uguaglianza “per uno sviluppo economico equo e per una qualità del territorio che rafforzi anche la sua sicurezza”.
Partendo da feconde esperienze messe in campo a Parigi, Milano, Göteborg e Barcellona si centrano  una serie di punti sui quali vale la pena riflettere. Si parte dalla messa a punto di un sistema creativo per connette talenti, istruzione e formazione – la nuova Bauhaus – e incrementare la cooperazione tra istituzioni culturali e comunità aumentate. Segue l’innovazione dell’amministrazione pubblica con  servizi accessibili sempre e a tutti, per accrescere la condivisione del sapere e cooperare alle scelte. Ciò avviene con la diffusione dei sensori che monitorano la risoluzione dei problemi e comprendono le reali esigenze, accelerando la trasformazione digitale. Gli spazi e i servizi pubblici si possono pianificare per usi diversi e differenti utenze, nel corso della giornata e dell’anno, riducendo i costi di gestione e massimizzando l’efficienza. Il volontariato va incanalato nella gestione collaborativa delle strutture urbane: teatri, musei, biblioteche, gli spazi sportivi e i servizi di assistenza sociale, potenziando il rapporto publico-privato-società civile Ed ancora, attuando  misure per l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile, la sicurezza degli edifici e la qualità ambientale, si persegue i principi dell’economia circolare e la transizione ecologica. Infine si può facilitare la micro-produzione, la fabbricazione digitale, la riparazione e il riciclo e le nuove opportunità di lavoro nell’agricoltura che consentano alla città di essere alimentata dalla sua manifattura e non dipendere solo dalla globalizzazione commerciale o turistica.
Molte altre e convincenti sono le indicazioni che scaturiscono dal volume che invitiamo alla lettura. A conclusione illuminante il passo tratto dalle Lezioni americane di Italo Calvino: “oggi non è più pensabile una totalità che non sia potenziale, congetturale, plurima. I libri moderni [per l’autore le città] che più amiamo nascono dal confluire e scontrarsi d’una molteplicità di metodi interpretativi, modi di pensare, stili d’espressione. Anche se il disegno generale è stato minuziosamente progettato, ciò che conta non è il suo chiudersi in una figura armoniosa, ma è la forza centrifuga che da esso si sprigiona, la pluralità di linguaggi come garanzia di una verità non parziale”.

In copertina: Maurizio Carta, Città aumentate Dieci gesti-barriera per il futuro, Editrice Il Margine Trento 2021, p. 288 €14,50.

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