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“Appunti di viaggio a Napoli” – di Mario Pisani

Ho conosciuto Sandro davvero molti anni orsono, avendo avuto l’occasione di ospitarlo a Roma per l’esame da ricercatore svolto a Valle Giulia. Da allora molti altri sono stati i nostri incontri. L’accoglienza nella sua bella casa a Napoli, per le mie prime lezioni ad Aversa. Un testo critico per una mostra a Roma, nella Galleria Sala 1 a San Giovanni. La visita alla sua villa palladiana a Calvi Risorta che mi appare ancora con affetto nel ricordo.
Il cappello alla Indiana Jones, l’immancabile pipa e la macchina fotografica unita alla curiosità verso le altre culture lo identificavano negli intensi viaggi in Egitto, Libano e Arabia Saudita in compagnia di persone speciali. Esplorazioni fatte grazie all’attivismo del comune amico Alì Abu Ghanimeh.
Mi ha tuttavia sorpreso il volume,  arrivato per posta, che contiene con la fragranza delle cose buone di una volta, una sorta di scrigno magico che,  dischiuso, mostra le immagini delle tante meraviglie della città del golfo.
Sandro rappresenta realmente quello che Maurizio de Giovanni, nell’acuta premessa, definisce  “uno storico della bellezza, un conoscitore dell’arte e delle sedimentazioni inestricabili che hanno originato la città come adesso la osserviamo”.
Eppure queste immagini che scorrono davanti ai nostri occhi e attestano i 24 secoli di storia di Napoli, vere e proprie icone, a volte note e spesso sconosciute, tutte in grado di evocare un sentimento, un ricordo, un’emozione rappresentano anche altro. Qualcosa che inizialmente sfugge e solo tornando a visitarle lentamente, con cura e pensando ad esse emerge: “una bella, grande storia d’amore” che  si è  accumulata nel tempo e della quale  riusciamo a comprenderne man mano la chiave di lettura.
Non rappresenta certamente un caso che nella contro copertina appare la foto del nostro personaggio che già con i calzoni corti osserva una macchina fotografica, la famosa macchina chiara di Roland Barthes che proprio in quel testo annota La vita è fatta di piccole solitudini.
Il volume che sfoglio soffermandomi su icone struggenti attesta una sorta di Recherche, sviluppata attraverso le immagini. Sì, penso alla famosa ricerca del tempo perduto di proustiana memoria. Quelle immagini infatti: la Madonna in gesso e cartapesta nella chiesa di Gesù e Maria, l’altare di San Francesco delle Cappuccinelle, il toro alla base del campanile di Santa Chiara, il prospetto di Sant’Agostino alla Zecca, gli interni del Palazzo delle Poste, l’edificio di Franz Di Salvo in via Manzoni e quello a Corso Vittorio di Stefania Filo Speziale, Villa Oro,  trasferiscono a chi guarda la stessa sensazione di felicità che Proust provava davanti a una tazza di tè e alle famose “madeleine”,  difficilmente spiegabile ma che evocano quelle che prova un bambino come traspare dalla sua foto.

Madonna in gesso e cartapesta nella Chiesa di Gesù e Maria.

Altare di San Francesco delle Cappuccinelle.

Toro alla base del campanile di Santa Chiara.

Prospetto di Sant’Agostino alla Zecca.

Palazzo delle Poste.

Edificio di Franz Di Salvo in via Manzoni.

Mostra d’Oltremare ristorante della piscina con decoro Prampolini.

Palazzo Della Morte di Stefania Filo Speziale.

Villa Oro.

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