17. Mostra Internazionale di Architettura Biennale di Venezia 2021: 5 parole chiave e 5 opere da non perdere
 – di Maria Teresa Filetici

La stagione della riapertura è finalmente arrivata e la tanto attesa Biennale di Architettura, posticipata di un anno a causa pandemia, è stata inaugurata al pubblico lo scorso 22 maggio in una magica Venezia che conserva resti di raccoglimento e purezza dopo l’ultimo lockdown.
La 17esima Mostra Internazionale di Architettura rimarrà aperta fino al 21 novembre 2021 ospitando le opere di 112 partecipanti provenienti da 46 Paesi nelle aree dei Giardini, dell’Arsenale e di Forte Marghera.
Nonostante i limiti rappresentati dalla pandemia (divieto di fruizione delle opere, distanziamento, spazi contingentati) possiamo affermare che la Biennale 2021 è stata un’edizione speciale: i partecipanti, forzati come tutti al confinamento, hanno risposto con maggior forza e genialità alle numerose domande che l’esistenza odierna ci ha imposto.
“How will we live together?” è il tema della Biennale Architettura 2021 e la domanda che l’architetto libanese Hashim Sarkis, curatore di questa edizione, ha rivolto a tutti.
Dobbiamo ripensare ad una nuova esistenza insieme: come possiamo farlo senza nuocere al pianeta e a noi stessi? Come può l’architettura aiutare l’uomo ad integrarsi con l’ambiente che esso occupa?
Nell’esposizione di quest’anno vengono offerte idee che volteggiano dal micro al macro e trovano ispirazione vasta, dal mondo animale più particolato a progetti onirici grandiosi.
Tante idee e proposte, noi le abbiamo accolte col cuore e la mente aperti (e delle ottime scarpe), ma non basterebbe una stagione per apprenderle tutte: ecco quindi una piccola “guida” alla Biennale Architettura 2021 con cinque keywords tematiche e cinque opere da non perdere.

1) Cambiamento climatico: siamo davanti ad una vera catastrofe globale e i prossimi dieci anni sono sostanziali per la sopravvivenza dell’uomo sulla terra: cosa dobbiamo fare per cambiare il sistema?
L’installazione di Superflux (Anab Jain; Jon Ardern) “Refuge for Resurgence” ci trasporta in un’era post-antropocenica: tra le macerie di una modernità distrutta, alla fine di un mondo e all’inizio di uno nuovo, una comunità multispecie si riunisce per trovare nuove forme possibili di vivere insieme. Un maestoso tavolo di quercia ospita uomini, piante, animali, muschi e funghi che banchettano insieme per celebrare la nuova era di convivenza e prosperità ma soprattutto la speranza ritrovata.

Refuge for Resurgence” di Superflux (Anab Jain, Jon Ardern)

2) Ricerca sul futuro: l’era della digitalizzazione che stiamo vivendo sta cambiando il nostro modo di vivere; l’uomo ha fatto infiniti progressi in campo di scienza e tecnologia ma la ricerca sul futuro deve anche interrogarsi sulle potenzialità e i limiti della ricerca stessa.
È sana questa tecnologizzazione integrale della nostra esistenza? Di cosa ci stiamo privando veramente per cedere il passo alle macchine? 

“Catalog for the Post Human” è un’installazione satirica di Jessica Charlesworth e Tim Parson che immagina un futuro estremizzato in cui l’individuo viene considerato utile solo se produttivo. Ci sarà un momento in cui dovremo potenziare le nostre capacità cognitive e fisiche per essere più competitivi sul mercato. Gli autori rispondono a queste esigenze immaginando dei supporti che aiutano ad affrontare quelle circostanze lavorative in cui il corpo si sente affaticato: ecco quindi Stress Watch, l’orologio che monitora il livello di cortisolo nel sangue alla ricerca solo dello stress attivo produttivo e MycoPops, il lecca-lecca a base di probiotici intestinali che proteggono il sistema digestivo, altrimenti noto come secondo cervello, o Inflatable Apparel Jacket, un giubbotto emodialitico che se indossato depura il sangue dalla NO2 e predispone il corpo a prestazioni cognitive migliori. 

“MycoPops” di Charlesworth e Tim Parson

3) Modularità: cfr Dizionario Treccani: “la ripetizione di una medesima forma o struttura che grazie ad accorgimenti o accessori consente varie possibilità di composizione”. Possiamo riconsiderare i nostri spazi abitativi con modularità e semplificazione, come le api costruiscono gli alveari o le formiche i formicai? Dobbiamo riconnetterci con la nostra naturalità, tornare all’essenziale e scrollare gli eccessi. Tomàs Libertiny in “Beehive Architecture” immagina costruzioni e sculture in cera d’api e ne realizza piccoli modelli come “The gate”.

“Beehive Architecture” di Tomàs Libertiny 

4) Inclusività: il confinamento causato dalla pandemia ha inasprito situazioni di emarginazione, disgregazione e razzismo. Dobbiamo ridisegnare l’ambiente urbano secondo una mentalità inclusiva, racial fluid e gender fluid, deprivatizzare gli spazi pubblici e riportare le comunità alla fruizione dei propri spazi. Il covid ci ha insegnato a riprendere il contatto con i nostri vicini, con il giardino e il mercato sotto casa: non dobbiamo perdere questo insegnamento ma, anzi, valorizzarlo.
Il padiglione della Gran Bretagna affronta il tema proponendo nuovi modelli di spazio privato a uso pubblico, chiedendo agli architetti di depolarizzare la spaccatura sociale tra pubblico e privato e immaginando spazi a fruizione e godimento di tutti, come in un Giardino delle Delizie di Hieronymous Bosch.
The Garden of Privatized Delights affronta il tema degli spazi pubblico-privati presenti in tutto il mondo e particolarmente diffusi nel Regno Unito (come le piazze cintate delle nuove aree residenziali, pub e high streets) e immagina nuove opportunità per il loro utilizzo. Come la Terra rappresentata da Bosch, zona intermedia tra Paradiso e Inferno, lo spazio pubblico-privatizzato si trova tra i due estremi: come può aiutare l’architetto nel riunire i due settori a vantaggio della comunità intera?

“The garden of Privatized Delights” di Manijeh Verghese e Madeleine Kessler
Padiglione Gran Bretagna

5) Recycle: “Be rebel, reuse!” è il manifesto di XNovo, una associazione romana che recupera vestiti usati e li trasforma per dar loro nuova vita. Il recupero di fonti naturali e materiali è il principio per la creazione di una società auto-eco-sostenibile che deve al più presto accostarsi all’exaptation, il fenomeno descritto da Darwin e Gould secondo il quale un tratto già presente in un organismo può cambiare la sua funzione nel corso della storia evolutiva.
Il padiglione Italia “Comunità Resilienti” curato da Alessandro Melis pone al centro con drammaticità la questione dell’exaptation architettonica e dell’ecologia circolare, in un lavoro di esperimenti e ricerca tra architetti, artisti, biologi, botanici e medici.
Comunità Resilienti ospita 14 sotto-comunità al suo interno, progetti di laboratorio, centri di ricerca o casi studio italiani, che mirano a proporre soluzioni per il superamento dell’isolamento comunitario e delle logiche evolutive deterministiche.  Diversità, Variabilità, Ridondanza e Disomogeneità sono gli attributi della Resilienza, che possiedono gli animali, le piante e i funghi. È da loro che dobbiamo prendere ispirazione per superare le numerose sfide globali.
In linea con questa filosofia, il Padiglione Italia ha introdotto una novità quest’anno, recuperando i materiali utilizzati per il medesimo nell’anno 2019 e realizzando la struttura a impatto C02 quasi zero.

Padiglione Italia

Padiglione Italia

Da non mancare c’è, infine, una sesta ed ultima opera la cui realizzazione inizierà a dicembre 2021 e terminerà nel 2024: si tratta di Tropicalia, presentata da Zuecca Projecs e dallo studio di Architettura Coldefy tra gli Eventi Collaterali della 17esima edizione della Biennale 2021. Tropicalia sarà la più grande serra a cupola mai costruita al mondo e sarà in Francia sulla Côte d’Opale, il tratto di costa affacciato sulla Manica di fronte alla costa sud-orientale della Gran Bretagna: 20.000 metri quadrati ospiteranno un ecosistema tropicale dove pesci, rettili, uccelli e farfalle potranno convivere armoniosamente insieme. La costruzione conserverà un clima interno costante di 26 gradi con luce naturale e sarà autosufficiente a livello idrico ed energetico. Il design della cupola alta 35 metri ricorda una conchiglia e per questo non rompe con l’ambiente circostante ma si integra con l’obiettivo non solo di automantenersi ma di sostenere anche le comunità circostanti.

Tropicalia 2024

Vivere insieme sarà possibile se ritroveremo la nostra naturalità e ci connetteremo con essa, se impareremo a non creare ingiustizie e a trattarci tutti come esseri uguali nonostante le nostre differenze, se invertiremo il sistema di sfruttamento della nostra Terra e ci adotteremo un sistema di produzione circolare.

Insieme, o perduti. 

 

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