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VALORI PRIMORDIALI, UNA RISTAMPA – di Alessandra Muntoni

Ricevo un bel dono da Damiano Cattaneo che mi ha inviato una ristampa anastatica (2021) fuori commercio del primo (ed unico) numero della rivista “Valori primordiali”, uscito nel 1938. Si tratta di un volume poco noto, sebbene ne esistano delle copie nelle Biblioteche, anche in quella della Facoltà di Architettura di via Gramsci a Roma. È suddiviso in cinque parti: Teoria, Creazione, I primordiali, L’inesplorato, I Creatori: un testo difficile, filosofico, che si pone il quesito del perché dell’arte e del suo significato. Nella postfazione, Paolo Filippo Galli spiega che proprio questi interrogativi dimostrano l’inattualità del fascicolo, concludendo però così: “É su tale immutabilità fondamentale, costitutiva, anzitutto della nostra esistenza finita, e sull’arte quale effettiva apertura all’infinito, all’UNO, che Valori Primordiali, oggi come ieri, invita senz’altro a riflettere”.
Ha ragione, e questa riflessione occupa una sfaccettatura molto ampia: dalla pittura alla letteratura, dall’architettura alla poesia, dall’estetica alla musica, dal teatro alla teologia. Vi scrivono in tanti. Troviamo anzitutto Franco Ciliberti, ispiratore del Manifesto dei Valori Primordiali, e Massimo Bontempelli, ma anche Riccardo Gualino e Salvatore Quasimodo, Enrico Prampolini e Anton Giulio Bragaglia, Gian Francesco Malipiero e Carlo Carrà, Giorgio De Chirico e Lucio Fontana, Arturo Martini e Marino Marini, Giorgio Morandi e Osvaldo Licini, Mario Radice e Manlio Rho, oltre che una folta schiera di architetti, tra i quali: Alberto Sartoris, Piero Lingeri, Giuseppe Terragni, Luigi Figini, Gino Pollini, Cesare Cattaneo, Ernesto Nathan Rogers.
Sottolineo soltanto tre questioni: anzitutto il fatto che questo dialogo a più voci intende esplorare “gli orientamenti sulla creazione contemporanea” e che questo essere “primordiali” non significa riferirsi agli albori della civiltà e all’arte preistorica quanto invece sondare il primordio, anzi il presagio, della civiltà contemporanea, vale a dire di qualcosa che ancora non è, ma che è nel divenire, quasi atto da “veggenti”.
Seconda cosa: la prima parte del secolo scorso, dall’Art Nouveau alle avanguardie, è considerato prosecuzione dell’Ottocento, anzi estremo tentativo di distruggere tutto ciò che resta del pensiero romantico, mentre si è consapevoli della stessa parola “Novecento” e del suo significato soltanto dopo la fine della Prima guerra mondiale (Bontempelli), anticipatore quindi di quel “secolo breve” che oggi attribuiamo a Eric Hobswam. Compito primario, allora, è quello di reinventare lo spazio e il tempo.
Terza questione: l’arte contemporanea ha carattere “intimamente critico” (Banfi) e la primordialità è un “punto di flesso tra un’epoca e l’altra” e quindi “i Maestri sono oggi verbo operante dentro di noi, perciò le nostre opere contano più delle nostre intelligenze, forse più delle nostre personalità” (Rogers).

Testo: Ristampa anastatica della rivista ‘Valori Primordiali’, fondata da Franco Ciliberti – con Ghiron, Lingeri e Terragni – pubblicata nel 1938 nella collana Quaderni Trimestrali di Augustea con una tiratura limitata.
In copertina: OSVALDO LICINI “RITMO”, 1933.

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