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La città del coprifuoco – di Marco Ermentini

Ancora per poco, sembra che presto ci libereranno da questa prigione. Un’ inedita costrizione di cui nessuno aveva memoria. Certo, fino a un secolo fa nelle città non era possibile camminare dopo le 22: nessuno poteva, senza un permesso speciale, girovagare di notte e le porte nelle mura venivano chiuse per garantire la sicurezza.
Il fuoco è il focolare domestico, il luogo al centro della casa. Nei vecchi catasti le abitazioni venivano contate in fuochi, così nei censimenti. Ne consegue che il coprifuoco è una cosa dolorosa, coprire il fuoco domestico vuole dire spegnerlo; abbiamo il nemico alle porte e dobbiamo nasconderci, la casa non è più viva.
Questo il passato, ma le visioni del nostro futuro sono sviluppate dal geniale Ray Bradbury nel racconto “Il pedone” del 1951: descrive il mondo nel 2053 dove camminare di notte è vietato e i cittadini restano a casa davanti alla televisione ognuno isolato senza poter comunicare.
Viene da chiedersi se una città della distanza, della solitudine dove non ci si possa incontrare sia ancora una città? Sembra proprio la descrizione della nostra attuale condizione. Dobbiamo, prima possibile, recuperare la dimensione di comunità fatta di relazioni vive tra le persone.
A proposito, come va a finire il pedone di Bradbury? La riscossa avviene quando nell’ultima passeggiata inciampa nelle radici di un albero che spuntano dal cemento. È la prova che la natura si ribella allo stato dittatoriale e deterministico del ventunesimo secolo. Una nuova speranza…

 

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