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“La città buona Per una architettura responsabile” – recensione di Mario Pisani

Rappresenta un aspetto sicuramente importante il fatto che gli architetti tornino a ragionare sulla città e lo facciano, come in questo caso, a partire dalle proprie esperienze personale. Quasi cent’anni or sono Le Corbusier con Urbanisme, dava alle stampa le sue riflessioni sull’argomento e qualche decennio dopo pubblicava Maniera di pensare l’urbanistica che ha fatto da volano alla mia iscrizione a Valle Giulia.
La città buona è un testo di agevole lettura che adotta la formula del dialogo. Lo si deve a Alfonso Femia, valido progettista, è l’autore di opere importanti come l’edificio per l’Università IULM a Milano (2015), i Docks di Marsiglia (2015), la sede di BNL-BNP Paris Paribas a Roma (2016). le residenze Urbangreen a Romainville (2019). E a Paul Ardenne, storico dell’arte e critico, ha realizzato numerose monografia su architetti e uno studio sull’urbanistica contemporanea: Terre habitée (2010). I testi stampati color seppia, forse omaggio ai disegni del grande Borromini,  sono intramezzati da rapidi schizzi a matita grassa.
Ovviamente si parte dall’attualità del Covid-19 che ha svelato tutta la nostra fragilità, l’inadeguatezza dei luoghi in cui viviamo, la debolezza dell’azione pubblica. Possiamo però cogliere anche un’utile lezione. Ci ha fatto riscoprire la solidarietà, il rifiuto dello spreco e l’essenzialità nei consumi, la necessità di essere responsabili soprattutto verso le categorie più disagiate. A cui aggiungere, soprattutto nelle scuole, l’utile diffusione di strumenti digitali. Non certo i banchi con le rotelle. Per dirlo con Ardenne va anche apprezzata l’improvvisa scomparsa dei turisti che ha restituito a Parigi, Venezia, Roma o New York la loro maestosa e sublime solitudine.
È vero ciò che sostiene Femia, abbiamo perso la bussola per afferrare il presente. Possediamo le idee, la tecnologia sufficiente a mettere in atto i cambiamenti necessari a migliorare la vita delle persone e dell’ambiente, ma non riusciamo a dare risposte efficienti alle necessità che reclama il reale, a immaginare il futuro e a configurarlo secondo nuove regole di socialità.
Di fronte a tutto ciò quale il ruolo dell’architettura?
Risponde Ardenne che propone per questa un suo giuramento di Ippocrare, all’insegna del curare, e per una architettura del recupero, consapevoli che “il mondo che verrà” non potrà produrre il “mondo di prima” ma un’etica dell’attenzione che ci riporti ad un approccio umanista piuttosto che allo spirito che domina l’architettura delle star.  Occorre tornare a lottare per  un’architettura vista come una missione collettiva, contro l’architettura di apparato per “ritrovare l’equilibrio e immaginare una città che sia un luogo di desiderio, generosità, responsabilità, opportunità per vivere collettivamente le diverse dimensioni del nostro tempo” .

Les Docks di Marsiglia, Marsiglia, Francia 2009-2015. foto: ©Luc Boegly

Nuova sede BNL-BNP Paribas, Roma, Italia, 2012-2017. foto: ©Luc Boegly.

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