Intervista a Karim Nader. Accuratezza, ricerca, passione, rarità, coraggio – di Federica Caponera

L’architetto libanese Karim Nader offre la sua visione dell’architettura in un libro visivo oltre che testuale “For a Novel Architecture. Ciné-roman 2000-2020”, con una trama fitta e profonda che ripercorre vent’anni di pratica e sperimentazione architettonica.
Uno stimolo a perseguire l’architettura con creatività ed innovazione, seguendo la necessità di “servire il bisogno di vivere poeticamente, umanamente e naturalmente”, secondo le proprie intuizioni, ispirazioni, attitudini.

F.C. Ha definito l’architetto come la porta della spiritualità. L’architettura produce emozioni, ognuno possiede le potenzialità per vivere in modo creativo. Qual è il valore più intimo e profondo dell’architettura? Cosa dovrebbe riuscire a trasmettere oggi?
K.N. L’architettura dovrebbe ricordarci, momento dopo momento, tramite la consapevolezza resa esplicita dalla scenografia degli spazi, della nostra capacità di inventare e reinventare la nostra stessa vita. Il mio obiettivo, come sempre, è quello di stimolare gli utenti ad essere attenti osservatori del proprio spazio e ad affidarsi alla capacità di crearlo.
Se l’architettura ci ricorda la nostra libertà intrinseca di essere ciò che desideriamo, allora può essere anche una porta alla spiritualità.

F.C. Guardare avanti come modo di vivere. La replica ed il ricordo come uno stesso movimento. Ogni progetto assume il senso di ripresa, una storia senza inizio né fine, un continuo divenire alimentato da una sequenza di immagini, suoni, che produce sentimenti e quindi una nuova esperienza…cinematica. Ci racconti la genesi e l’evoluzione alla base del suo percorso creativo.
K.N. Diverse volte ho citato l’arte nelle sue varie forme come fonte di ispirazione, la letteratura da una parte il cinema dall’altra, allo stesso modo la musica come ho accennato nel concetto di “grigio luminoso” in conclusione del testo. Non traccio mai analogie dirette tra le arti e non uso mai riferimenti letterali per un progetto o un altro, anche se potrei citarne alcuni come 1984 di Orwell per il progetto NINETEEN84 o “Non oncle” di Jacques Tati per La Tour. Quelle sono menzioni ma mai fonti dirette, sono più simili ad atmosfere o posizioni. Quello che ho imparato dalle altre arti è essenzialmente la qualità delle scelte e dei processi creativi, insomma il loro ‘atteggiamento’. Anche leggendo manifesti, in particolare “Pour un nouveau roman ”di Alain Robbe-Grillet, che è diventato un riferimento anche per il titolo del mio libro, sono stato ispirato da una trasposizione dell’atteggiamento dello scrittore rapportata al mio lavoro.
In particolare le risposte creative che producono i concetti alla base dei miei progetti sono sempre sotto forma di intuizioni. Se un’intuizione in architettura deve essere basata su criteri misurabili (normativa, budget, aspettative dei clienti, possibilità materiali …), il concetto resta una sintesi spontanea che appare all’improvviso, semplice e pura, quello che chiamerei: la necessità e la bellezza di avere un’idea. Questa è la scintilla, ovviamente seguita da ulteriori approfondimenti, quantità di lavoro ed esperienze …

F.C. Beirut. Una città che affascina giorno dopo giorno. Dopo la devastante esplosione dello scorso agosto, ha ricevuto l’incarico del progetto di recupero di dieci scuole pubbliche. Com’è cambiata la percezione di storia, modernità, progresso nel contesto in cui si è trovato ad operare?
K.N. La vita va sempre avanti. La catastrofe non-nucleare si trova nello spazio e nel tempo. Il ruolo dell’architetto è quello di mantenere l’atteggiamento di recupero al centro della pratica e quindi abbracciare la possibilità di migliorare le situazioni di fronte al disastro. Quando abbiamo lavorato al progetto di recupero delle 10 scuole (in collaborazione con Ivana Nestorovic) abbiamo cercato di occuparci prima di tutto dello “stato di emergenza”. Tuttavia abbiamo velocemente trovato altri possibili budget per ulteriori lavori da svolgere dopo l’immediata urgenza. Così abbiamo ampliato il campo di applicazione e abbiamo incluso laboratori agricoli, progetti artistici partecipativi oltre che miglioramenti energetici ed estetici alle scuole. Tutte soluzioni che sono state accolte positivamente dalla Swiss Agency for Development and Cooperation.
Quello che era iniziato come un esercizio tecnico è finito per essere un’opportunità per restituire alle scuole pubbliche l’innovazione necessaria e tanto desiderata.
Per quanto riguarda la storia e la modernità, è abbastanza ovvio che Beirut è una città ricca di storia. Tuttavia, non sono state ancora stabilite linee guida adeguate per un piano nazionale di conservazione del patrimonio storico. Le azioni rimangono abbastanza sporadiche e purtroppo dipendono dalle ONG locali ed internazionali piuttosto che da una governance adeguata. In questa luce, cerchiamo di intervenire per quanto possibile all’interno delle opportunità che vengono palesate. Per fortuna abbiamo avuto la possibilità di salvare Immeuble de l’Union (costruzione in corso) e La Tour (costruzione che inizierà presto). Quindi per fortuna si sta lavorando su alcuni casi di eccezioni. Detto questo, ho parlato nel mio libro della necessità della “ripresa”, l’idea di Kierkegaard di “ricordare in avanti”; e quindi mi definisco più un sostenitore di un rinnovamento creativo che di una riparazione passiva. Questo è decisamente l’atteggiamento che è stato sviluppato in entrambi i suddetti progetti.

F.C. Dai segni, linee, forme, colori delle sue architetture emergono l’esigenza di vivere poeticamente, umanamente, naturalmente così come la passione per lo studio ed il suo rapporto sentimentale con ogni sito, ogni cliente, in ogni situazione. Ci descriva questa filosofia a dir poco poetica.
K.N. L’architettura dovrebbe liberarsi dall’obbligo della tecnologia (futurismo) e dal peso del passato (nostalgia). Per essere veramente innovativa dovrebbe saper dare risposte rilevanti a situazioni che sono inevitabilmente riferite al momento presente. Una volta che una situazione architettonica (paesaggio, configurazione umana, storia, urbanistica, ecc…) è percepita dall’interno, offre in modo naturale spunti per una possibile architettura che sta già germogliando, qualcosa che assomiglia all’idea di Michelangelo di rimuovere tutto ciò che non è Mosè dal marmo che, di fatto, è già Mosè. Per essere più espliciti, in breve, si può affermare che se la percezione dell’opera è profonda e sentita, la poesia è già lì…chiede solo di essere scoperta. Più in generale, mi piace sostenere che “la natura ci costruisce e noi costruiamo sulla natura”.

F.C. Il suo cliente ideale? E perché?
K.N. Il piccolo principe ha due qualità: non giudizio e immaginazione. Pochi clienti sono come lui, siamo realisti, non è questa la sfida della vita?
Björk dice nella sua canzone “Pneumonia”:
“Supera il dolore, ragazza
Il mondo sarà sempre fatto di questo
Ci si può fidare
A meno che tu non inspiri
Coraggiosamente.”

F.C. Parliamo della ristrutturazione dell’edificio dell’Unione a Sanayeh, simbolo della modernità della Beirut degli anni ‘50. Un progetto in cui memoria e speranza si fondono per lasciare spazio alla creatività e all’invenzione. Quanto è difficile allora nell’attualità riuscire ad attuare il processo di modernizzazione di un’opera senza tralasciarne l’eleganza ed il valore storico?
K.N. L’unione è davvero un ottimo esempio di “ripresa”. Da un lato l’inevitabile timore di fronte a un’icona proto-modernista, dall’altra la necessaria riflessione sul cambiamento, quasi 70 anni dopo. Se l’esterno è stato mantenuto quasi così com’è, l’introduzione di un bianco più chiaro sui muri della facciata principale era già un accenno al cambiamento. Le pareti verdi delle logge sono un’altra storia, un vero intento per smaterializzare i bordi di questo edificio in qualche modo pesante, che si affaccia su quattro strade. Internamente, idee simili si dispiegano da sole, mantenendo alcuni elementi che andavano ovviamente preservati, come i pavimenti in marmo a rombi verdi nella hall, i mosaici, le balaustre in ferro battuto delle scale… E proponendo un nuovo soffitto come un incrocio di fili d’oro su sfondo nero, ecc …

F.C. Uno sguardo alla generazione di giovani architetti. Quali sfide intraprendere? Come porsi nei confronti della società? In che modo comunicare il bisogno di produrre sentimenti?
K.N. Sempre la stessa problematica, generazione dopo generazione. Innanzitutto la necessità di avere un energico atteggiamento di libertà. Vuoi davvero essere un artista? Questa dovrebbe essere la prima domanda. Oltre a questo è importante costruire credibilità. In effetti io ho idee simili rispetto a 20 anni fa, ma per qualche motivo dopo aver lavorato a diversi progetti, con l’insorgere dei capelli bianchi, la gente inizia a crederti un po’ di più. Un po’ come lo scienziato turco de “Il piccolo principe” che, vestito con abiti esotici tipici del suo paese, si presenta ad un congresso internazionale, relaziona sulla scoperta dell’asteroide dal quale proviene il Piccolo Principe, ma nessuno dei presenti crede a quanto afferma; soltanto nel momento in cui l’astronomo si ripresenta elegantemente abbigliato, la sua scoperta viene riconosciuta e approvata.
Anche se personalmente io non l’ho fatto completamente, consiglierei alle nuove generazioni di lavorare accanto ad un architetto di cui hanno profonda stima. Si può imparare molto senza avere troppi mal di testa a causa dei clienti. E poi, dopo questa esperienza, impegnarsi nei concorsi, trovare un cliente fidato per iniziare a costruire la loro carriera passo dopo passo. Il segreto è restare sempre curiosi e interessati, con spirito libero e umili. Ma soprattutto mai perdere la fiducia e mai perdere la speranza: le cose iniziano a funzionare nel momento in cui meno te lo aspetti.

Karim Nader – Photo portrait (Photo by Marco Pinarelli)

Karim Nader, For a Novel Architecture. Book spread.

Karim Nader, For a Novel Architecture. Book spread 01.

Karim Nader, For a Novel Architecture. Book spread 02.

Karim Nader, For a Novel Architecture. Book spread 03.

Karim Nader Studio with architect Ivana Nestorovic, Repair of 10 public schools. School 20 – Burj Abi Haidar Mixed Public Kindergarten, Beirut, Lebanon. Before repair. Photo: Ivana Nestorovic.

Karim Nader Studio with architect Ivana Nestorovic, Repair of 10 public schools. School 20 – Burj Abi Haidar Mixed Public Kindergarten, Beirut, Lebanon. Before repair. Photo: Ivana Nestorovic.

Karim Nader Studio with architect Ivana Nestorovic, Repair of 10 public schools. School 20 – Burj Abi Haidar Mixed Public Kindergarten, Beirut, Lebanon. After repair. Photo: Ivana Nestorovic.

Karim Nader Studio with architect Ivana Nestorovic, Repair of 10 public schools. School 20 – Burj Abi Haidar Mixed Public Kindergarten, Beirut, Lebanon. After repair. Photo: Dia Mrad.

Karim Nader Studio with architect Ivana Nestorovic, Repair of 10 public schools. School 60 – Dr. Iman Kabbara Chaarany Secondary Public school. Before repair. Photo: Ivana Nestorovic.

Karim Nader Studio with architect Ivana Nestorovic, Repair of 10 public schools. School 60 – Dr. Iman Kabbara Chaarany Secondary Public school. After repair. Photo: Dia Mrad.

Karim Nader Studio with architect Ivana Nestorovic, Repair of 10 public schools. School 60 – Dr. Iman Kabbara Chaarany Secondary Public school. Before repair. Photo: Ivana Nestorovic.

Karim Nader Studio with architect Ivana Nestorovic, Repair of 10 public schools. School 60 – Dr. Iman Kabbara Chaarany Secondary Public school. After repair. Photo: Dia Mrad.

Karim Nader Studio with architect Ivana Nestorovic, Repair of 10 public schools. School 60 – Dr. Iman Kabbara Chaarany Secondary Public school. After repair. Photo: Dia Mrad.

Immeuble de l’Union in 1952 – photo 2 – ©Arab Center for Architecture.

Immeuble de l’Union in 1952 – photo 1 – ©Arab Center for Architecture.

Karim Nader Studio – Immeuble de l’Union renovation as reprise – UNI – Street V10.

Immeuble de l’Union – Woman in Red during Beirut Design Week 2017 – PH 01 – photo by Marcel Rached.

In copertina: Karim Nader Studio with architect Ivana Nestorovic, Repair of 10 public schools. School 20 – Burj Abi Haidar Mixed Public Kindergarten, Beirut, Lebanon. After repair. Photo: Dia Mrad.

http://www.karimnader.com/

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