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GLI AVIATORI TRA LE NUVOLE DI MARCELLO DUDOVICH – di Alessandra Muntoni

Il 7 maggio scorso è stata inaugurata la mostra “Marcello Dudovich al tempo della committenza Aeronautica: 1920 – 1940” all’interno del Palazzo dell’Aeronautica di Roberto Marino, progettato e costruito tra il 1929 e il 1931 nell’area antistante la Città Universitaria. Il rapporto tra arte e volo aereo, tra volo aereo e architettura, tra volo aereo e urbanistica data dai primi manifesti futuristi. Il Manifesto tecnico della letteratura futurista di Filippo Tommaso Marinetti è del 1912 ed è dettato al poeta dall’aereo in volo mentre egli sta a cavalcioni sul suo motore: “In aeroplano, seduto sul cilindro della benzina, […] io sentii l’inanità ridicola della vecchia sintassi ereditata da Omero. […] Ecco che cosa mi disse l’elica turbinante, mentre filavo a duecento metri sopra i possenti fumaioli di Milano”. Seguono i celebri dettami: distruggere la sintassi, usare il verbo all’infinito, abolire l’aggettivo, l’avverbio, la punteggiatura, l’IO psicologico, ma usare l’analogia, introdurre il rumore, il peso, l’odore…Poi ci sarà il Manifesto dell’aereopittura futurista scritto a più mani da Balla, Benedetta, Depero, Dottori, Fillìa, Marinetti, Prampolini, Somenzi, Tato, (1929) che sconvolge i punti di vista e imprime una formidabile accelerazione percettiva: la terra vista dall’alto in movimento vorticoso, le città di nuova fondazione come Sabaudia e Guidonia celebrate da stormi di aerei. Ma l’aereo è mezzo di guerra, la guerra lo usa per i bombardamenti, e gli aeropittori Crali e Fasullo rappresenteranno le mani del pilota mentre mitraglia la città (1939, 1943). In antitesi, gli architetti italiani elaboreranno il “disurbanismo” per realizzare nuovi insediamenti che non offrano punti di riferimento a chi getta bombe o a chi mitraglia dall’alto.
Niente di tutto ciò nella mostra al Palazzo dell’Aeronautica dedicata al pittore triestino, quanto invece il contrasto tra la formidabile mole del palazzo, primo modello di un ministero dell’era fascista e la leggerezza ironica delle grandi pareti dipinte sulle quali Dudovich rappresenta il paradiso dei piloti, inneggianti al mito americano del volo, divertiti ad ascoltare orchestrine jazz, a passeggiare insieme alle fidanzate sulle nuvole, o a sporgersi in acrobazia dall’aereo con un sassofono suonando una serenata alla propria bella seduta sul torrione di una castello medievale, o a sdraiarsi sui nembi come fossero spiagge, o ad aspettare la cena preparata in grandi pentoloni e voli di uccelli memori delle guerre africane. Tutto procede dall’eleganza dei suoi manifesti di moda, o per le macchine da corsa e prosegue nei cieli rumorosi delle eliche rotanti degli aerei. Due esponenti dell’Aeronautica, che lavorano nel Centro Multimediale, Paolo Nurcis e Paolo De Vita hanno elaborato dei 3D da queste pitture di Dudovich e ne hanno tratto uno spettacolare video in movimento con appropriati sottofondi sonori.
Marino aveva avuto l’idea di far “volare” persino quel palazzo di cemento armato, mattoni, travertino e marmi pregiati, peraltro fornito di modernissime dotazioni tecnologiche – vetrate da pavimento a soffitto, ascensori a catena continua, posta pneumatica, cucine e caffetterie meccanizzate −  installando sulla terrazza, invece del timpano di ordinanza, un’aquila dai poderosi artigli davanti a due ali realizzate in c.a. dell’idrovolante S. 55X col quale Italo Balbo, allora Ministro dell’Aeronautica, aveva trasvolato l’Atlantico da Orbetello al Canadà e poi nel 1933 con un intero stormo andrà da Roma a Chicago e da New York a Roma. Nel prossimo ottobre si terrà un convegno dedicato a questo palazzo: si potranno allora analizzare da diversi punti di vista queste ed altre contraddizioni, altrettanti sorprendenti punti di forza di quest’opera.

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