“Vector Architects” – recensione di Mario Pisani

Vector è una parola di origine latina. Ce lo svela l’autrice nella introduzione dell’agile volumetto editato da Librìa di Melfi che, con il suo sguardo lungo, indaga i territori di margine, le aree di frontiera. Esprime un concetto, sia concreto che metaforico, che indica tendenza, modularità e intermediazione, oltre a trasportare e condurre. Un insieme di nozioni che si adattano bene alle architetture realizzate da Dong Gong che ha fondato questo studio in Cina, presentato alla Biennale di Venezia nel 2018.
Vector Architects nasce nel 2008 e nei dodici anni della sua attività gli aspetti che più si evidenziano sono quelli che fanno riferimento al luogo, alla luce e al modo di fare architettura. Nel presentarsi scrivono infatti: l’architettura mette radici in un sito e il sito rende reale l’architettura. Eppure una caratteristica dei loro interventi, come la Casa del Capitano dove si percepiscono gli echi di Casa Steiner di Adolf Loos, o il Ristorante sulla spiaggia, fanno pensare che gli edifici siano animati dalla volontà di prendere il largo e viaggiare verso i territori ignoti dell’immaginazione.
La parola in questione significa anche nave, un termine che ha molti punti in comune con l’arte di costruire edifici significativi, come l’architettura realizzata da Luigi Moretti a Milano, in Corso Italia, e di recente chiamata a nuova vita da Park Associati. Un capolavoro dell’Italia degli anni 50. I riferimenti alle costruzioni marine sono fortemente presenti nelle opere di Vector. Ad iniziare dalla Biblioteca che guarda le acque del golfo di Bohai dove il rapporto tra l’interno e l’esterno viene esaltato dalla presenza delle porte girevoli in vetro al piano terra e dalla ricerca di inediti tagli di luce che bucano le casseforme per attraversare il volume. La Cappella sulla spiaggia, a Aranya, l’opera più riuscita per la sua forza iconica, si ispira ad una barca abbandonata da anni sulla spiaggia antistante. Anche il Museo del Patrimonio Immateriale, all’interno del Parco per l’Orticultura a Sezhoe, si affaccia sul lago Taihu e dialoga con l’acqua che lo avvolge su tre fronti del volume.
Osservando i disegni, i modelli e le foto del realizzato si evince che il loro modo di progettare inizia con l’ascolto delle voci del luogo. Un sincero omaggio alla cultura del Feng-shui, l’antica arte geomantica taoista elaborata in Cina, che collabora con l’architettura e analizza gli aspetti della psiche e dell’astrologia per indirizzare l’orientamento, l’esposizione, la relazione dell’edificio con le forze del cosmo. Riescono così a stabilire, grazie anche alla collaborazione di un progettista locale che coinvolgono nell’opera, un dialogo non pregiudiziale con le preesistenze, fatto di allusioni, di segni lievi capaci di intessere una conversazione intima in contesti tra loro diversi. Vanno dalle rovine di siti industriali dismessi a nuovi interventi nella natura incontaminata; dagli intensivi nei territori metropolitani fino alle recenti mete del turismo balneare o ai tessuti della città storica. I risultati finali suscitano elementi di tensione tra lo stato esistente, gli elementi del paesaggio naturale o artificiale e la scesa in campo di un oggetto a reazione poetica che riesce a divenire uno stabile  punto di riferimento. Ciò avviene anche grazie alla perfetta realizzazione dell’opera che si ottiene  lavorando a contatto con gli operai sul cantiere. Un rapporto interattivo con le maestranze, portatrici della cultura del fare in quel contesto. Il fine, oltre a lasciare tracce nei luoghi è quello di mettere a punto macchine teatrali che riescono a sublimare il rapporto tra uomo e natura grazie alla luce naturale che suscita emozioni e amplifica il senso perché incide “confini netti, effetti cromatici pulviscolari, forme mutevoli, zone incerte e ricche di mistero”. Come sottolinea l’autrice.
Vi è un ultimo dato che avremmo avuto piacere ad individuare e riguarda il perché uno studio cinese abbia utilizzato questo nome lontano migliaia di chilometri per rappresentare il proprio lavoro. Per svelare l’arcano ci viene in aiuto Federico Rampini che nella sua ultima fatica appena pubblicata per la Einaudi Oriente Occidente Massa e individuo lentamente, pagina dopo pagina, ci illustra le reciproche influenze, dischiudendo un mondo.

Suzhou Intangible Cultural Heritage Museum, Vector Architects

The Seashore Chapel, Hebei, Pechino, Vector Architects.

Captain’s House, Beijiao Village, China, Vector Architects.

In copertina: Padoa Schioppa, Vector Architetects, Librìa Melfi 2021, p. 228 con numerose foto b. e n. € 18,00.

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