“Juan Navarro Baldeweg, Architettura, Pittura, Scultura” – recensione di Mario Pisani

L’agile volume, a metà tra un catalogo e una monografia, è dedicato all’architetto-artista spagnolo e raccoglie una lunga intervista, curata da Pierre-Alain Croset, dal suggestivo titolo Rendere visibili le forze della natura. Ad essa si somma il percorso fotografico della mostra, messo a punto da  Alessandra Chemollo, per una retrospettiva che accoglie, nel Museo di Santa Giulia, quadri, sculture, modelli e tavole di architettura.
Nato a Santander nel 1939, Baldeweg rappresenta una delle esperienze più interessanti del connubio tra arte e architettura della scuola madrilena. Inizia gli studi alla Escuela de Bellas Artes di San Fernando e si laurea alla Técnica Superior de Arquitectura di Madrid. Qui, nel 1977, diviene professore di progettazione e quindi visiting professor in numerosi atenei internazionali degli Stati Uniti. Nello stesso tempo realizza opere come il Centro Servizi Sociali e Biblioteca della Puerta de Toledo (1985 – 1992), che ho avuto l’opportunità di visitare in occasione di un viaggio a Madrid con i miei studenti. A Roma ristruttura con finezza la Biblioteca Hertziana al Palazzetto Zuccari, dopo aver vinto il concorso internazionale nel 1995.
Cosa porta Baldeweg a Brescia?
La mostra che segnaliamo nasce dal fatto che la Fondazione Brescia Musei gli ha commissionato la realizzazione del nuovo allestimento del Capitolium per la Vittoria Alata, la straordinaria statua che torna in città dopo un lungo restauro nell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e viene collocata nella cella orientale del Tempio Capitolino, riallestita per l’occasione.
Il percorso espositivo si snoda lungo tre luoghi particolarmente suggestivi: il Coro delle Monache, la Basilica di San Salvatore e la sottostante Cripta, e mostra disegni e modelli dei progetti più importanti, grandi tele e sculture di un personaggio noto non solo come architetto, pittore e scultore, e proprio osservando il suo lavoro si possono cogliere le interazioni esistenti tra le varie arti.
Nel Coro delle Monache troviamo la sezione Immagini del fare e dei modi del fare, con un grande polittico a doppia faccia con sei quadri su ciascun lato. Documenta processi espressivi manuali e forme elementari di manipolazione. La Basilica longobarda di San Salvatore accoglie la sezione Metafore dell’orizzonte e della natura (luce, gravità, il corpo e i processi) con i lavori plastici sul tema dell’equilibrio e della gravità, opere che indagano il tema della luce zenitale, l’appropriazione organica dello spazio. Nella Cripta, la sezione Una casa dentro un’altra casa, con i modelli e disegni più importanti come il Palazzo dei Congressi di Salamanca, il Museo delle Grotte di Altamira, il Teatro del Canal a Madrid. Insieme alludono a una città in miniatura.
Di particolare interesse la Casa della pioggia (1979-1982) realizzata a Lièrganes “una sorta di congiunzione di strutture di base, a cominciare dal ciclo del flusso della pioggia, con l’acqua che lascia il suo segno anche sulla forma del tetto. Una stratificazione costruttiva con un chiaro riferimento alla geologia, al terreno naturale, alla vista”.
Realmente il nostro autore mette in campo un modo di essere artista che si sviluppa sul modello rinascimentale dell’intellettuale totale che oggi solo pochi progettisti sono in grado di realizzare.

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