COMPLOTTO TRA MONACI FALSARI A PROPOSITO DELLA STORIA – di Alessandra Muntoni

Rileggo, nel centenario della nascita di Sciascia, un brano del suo libro Il Consiglio d’Egitto (1963) che non ricordavo e che oggi mi mette in qualche difficoltà. Lo rilancio ai lettori della PresS/Tletter per condividere con loro interesse e smarrimento. Dunque, l’abate Giuseppe Vella, che sta abilmente falsificando in falso arabo la storia della Sicilia musulmana, così ammonisce l’avido monaco maltese Giuseppe Cammilleri che ben remunerato lo sta aiutando, ma che non capisce bene quello che sta facendo e sospetta di far del male.
“E allora don Giuseppe pianamente gli spiegava che il lavoro dello storico è tutto un imbroglio, un’impostura: e che c’era più merito a inventarla, la storia, che a trascriverla da vecchie carte, da antiche lapidi, da antichi sepolcri; e in ogni caso ci voleva più lavoro, ad inventarla; e dunque, onestamente, la loro fatica meritava più onesto compenso che quella di uno storico vero e proprio, di uno storico che godeva di qualifica, di stipendio, di prebende. Esiste l’albero, esistono le sue foglie nuove: e a un certo punto se ne andrà anche l’albero: in fumo, in cenere. La storia delle foglie, la storia dell’albero. Fesserie! Se ogni foglia scrivesse la sua storia, se quell’albero scrivesse la sua, allora diremmo: eh sì, la storia… Vostro nonno ha scritto la sua storia? E vostro padre? E il mio? E i nostri avoli e trisavoli?… Sono discesi a marcire nella terra né più né meno che come foglie, senza lasciare storia… C’è ancora l’albero, sì, ci siamo noi come foglie nuove… E ce ne andremo anche noi. L’albero che resterà, se resterà, può anch’essere segato ramo a ramo: i re, i viceré, i papi, i capitani, i grandi insomma… Facciamone un po’ di fuoco, un po’ di fumo: ad illudere i popoli, le nazioni, l’umanità vivente… La storia! E mio padre? E vostro padre? E il gorgoglio delle loro viscere vuote? E la voce della loro fame? Credete che si sentirà nella storia? Che ci sarà uno storico dall’orecchio talmente fino da sentirlo?” Don Giuseppe saliva ad impeti di predicatore, e il monaco ne aveva mortificazione, disagio. Poi, dal predicatore veniva fuori l’impostore, il complice. “Forse che lo star bene vi mette prurito alla coscienza?… Se è così non avete che a dirlo: e vi pago l’imbarco per Malta e chi si è visto si è visto…” e questo era per il monaco, tutto sommato, più convincente argomento.
Brano magnifico, degno di essere meditato da storici, critici e gente comune.

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