“Vagabondare a Berlino. Itinerari eccentrici tra presente e passato” – recensione di Mario Pisani

Giunto all’ultima pagina nasce spontaneo l’interrogativo sul perché dell’acquisto del libro e la conseguente lettura. Più del vago ricordo di una segnalazione sulle pagine di La Lettura lo si deve a ciò che evoca il nome della capitale della Germania e la sua drammatica storia. Forse ancora di più il ricordo dei viaggi compiuti e l’auspicio di richiamarne il sapore grazie a queste pagine. Con rammarico confesso che ciò non è avvenuto. Da apprezzare la citazione di Babylon Berlin, l’indimenticabile serie tv  basata sui libri di Volker Kutscher. La lunga divagazione sul flâneur, l’elenco dei centri commerciali multi etnici. Per il lungo elenco dei luoghi sarebbe stato utile vederli su una pianta della città. Infine sbilanciato il rapporto tra le due Berlino, a vantaggio di quella dell’est, e praticamente ignorata l’architettura che in questa città rappresenta invece un cult, per la presenza dell’opera dei migliori ingegni del secolo trascorso.
La mia prima visita risale alla fine degli anni Settanta. Grazie ad un accordo tra il Teatro di Roma e l’Akademie der Künste che sorge in un quartiere firmato da progettisti noti. Giuseppe Bertolucci, responsabile del teatro scuola, ha organizzato quell’avventura con alcuni protagonisti tra i gruppi di animazione e di teatro di strada come il Giocosfera e gli ‘E Zezi di Pomigliano d’Arco, un gruppo napoletano di musica popolare. Ricordo, oltre all’interminabile viaggio in treno e i VoPos con i cani che ispezionavano i vagoni alla frontiera della DDR, l’accogliente appartamento di una vecchia signora che ci ha ospitato. Ciò che è riuscito a creare la banda musicale, sfilando per le strade di Kreuzberg, il quartiere con la più grande comunità turca, lo si può immaginare. Ho anche trascorso una giornata all’est, attraverso quell’unica stazione della metro che permetteva lo scambio tra le due Berlino. Da lì, oltre allo stupore per la presenza ancora delle rovine, le vetrine dei negozi che mostravano oggetti di disarmante banalità come bottoni o valvole per le radio. Dall’altra parte era l’orgia del consumo. Mi sono smarrito – ed è un’arte tutta da imparare – alla ricerca del capolavoro di Hans Poelzing: il Großes Schauspielhaus, con i suoi 5000 posti a sedere, uno dei massimi esempi di architettura espressionista. Stupito per la hall con le colonne di cristallo che forse hanno ispirato Terragni per il suo Danteum e la grande cupola da dove piovevano le stalattiti. Davvero una delle immagini più seducenti dove, per citare una nota del testo, “la modernità sembrava trovare (…) il suo laboratorio preferito. Un immenso repertorio di segni, immagini, insegne. Un sapere che sta lì, sotto gli occhi di tutti, a disposizione di chi vuole guardarlo e comprenderlo. (Filoni, 2919, p.8)”. Purtroppo quel capolavoro è stato demolito qualche anno dopo (1988) per il pericolo del crollo.
Sono tornato a Berlino alla fine degli anni Ottanta, mentre si andava affermando l’esperienza dell’Iba 84. L’occasione: una collaborazione con Rinascita e un’intervista a Oswald Mathias Ungers, autore di numerosi interventi come l’hotel Berlin e gli edifici residenziali a Tiergarten. Uno scambio casa in un palazzo in via Martin Luther King ha offerto l’occasione di trascorrere una settimana alla ricerca dello spirito del luogo e dell’architettura del Novecento. A ridosso del muro era appena terminato l’intervento di Alvaro Siza: Bonjour Tristesse che bene esprimeva la sensazione provata osservando l’edificio.
Ciò che il libro di Piretto non riesce ad esprimere consiste nel persistente odore urticante di candeggina o altro prodotto disinfettante il cui effluvio ti raggiunge all’improvviso, al variare dei venti. Ti ricorda, per dirlo con la trapezista Marion in Il Cielo sopra Berlino di Wim Wenders (1987), “in ogni caso non ci si può perdere: sai si arriva sempre al muro”.
Uno dei luoghi più affascinanti mostrato proprio in quel film è la magnifica biblioteca nel Kulturforum di Potsdamer Straße, progettato da Hans Scharoun, autore del limitrofo auditorio. In quella è davvero piacevole studiare. Nell’altro l’ascolto della musica, anche da uno strapuntino a ridosso dell’orchestra. Di fronte si innalza quel tempio dedicato all’arte: la Neue Nationalgalerie d’Arte. Allora mostrava attraverso i cristalli un dirigibile argentato inventato da Panamarenko mentre al piano inferiore la straordinaria isola dei morti.

In copertina: Gian Piero Piretto, Vagabondare a Berlino Itinerari eccentrici tra presente e passato, Illustrazioni di Manuele Fior, Raffaele Cortina Editore, Milano 2020, p. 360 con numerose illustrazioni a colori, €25,00.

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