“Raccolte di Teatrini 2008-2021” – recensione di Mario Pisani

Per chi ama i libri e coltiva il rammarico di non essere riuscito a infondere lo stesso amore ai suoi studenti, a scalfirne la convinzione che sia sufficiente navigare in internet per trovare tutto il sapere del mondo, arricchito da immagini seducenti, risparmiando così la fatica di leggere, rappresenta sempre una piacevole sorpresa riceverne alcuni in dono. In questo caso si tratta di due piacevoli libretti, omaggio con dedica da Brunetto De Batté. Il primo raccoglie i suoi chimerici disegni introdotti con affetto da Sandro Lazier e un simpatico testo di Maurizio Maggiani. L’altro gli affascinanti teatrini dove mette in scena un universo ampio e variegato che ruota intorno al mondo dell’architettura.
Ho avuto modo di conoscere l’autore, amico di lettera, in occasione di una fortunata mostra: Italy Now, partita anni or sono da Tokyo, per l’assemblea mondiale degli architetti e proseguita in Serbia, Canada e Colombia, grazie alla sensibilità degli Istituti Italiani di Cultura che hanno voluto divulgare i migliori esempi di ciò che abbiamo realizzato. Brunetto, con altri compagni d’avventura,  ha suggerito cosa scegliere tra le realizzazioni più interessanti della sua regione e lo ha fatto con sensibilità, rigore e un appassionato interesse. Lo stesso che troviamo nelle pagine della sua produzione editoriale.
Par délicatessej’ai perdu ma vie“  ha scritto Arthur Rimbaud e questi versi mi tornano alla mente attraversando queste pagine. Attestano la sensibilità dell’ingegno, capace di andare oltre la banalità del quotidiano, anche in tempi tristi di reclusione, e ciò che Martin Heiddeger ha chiamato la lode della mano. “La mano non solo afferra e prende, non soltanto prende e urta. La mano porge e riceve, e non soltanto le cose, ma anche porge se stessa e, riceve se stessa nell’altra mano. La mano trattiene, la mano regge. La mano traccia dei segni perché probabilmente l’uomo è un segno. Due mani si congiungono quando questo gesto dell’uomo deve condurre alla grande semplicità”.
Ecco, entriamo nell’universo dei suoi segni. I teatrini, luoghi giocosi della rappresentazione, come scrive Giovanna M. Santinolli, offrono con la tecnica del collage l’opportunità di accedere alla sua casa dell’anima. Si attraversa la soglia che separa l’esterno dall’interno, rompendo un equilibrio statico e mettendo in moto un dinamismo latente nello spazio: quello che fa ricorso alla memoria. Forse anche alla  nostalgia che, più di ogni altra cosa, trasmette il brivido della nostra imperfezione, per dirlo con Emil Cioran.
Si inizia con brani di città e dintorni dove nell’apparato scenico si colgono episodi noti, copertine di riviste e libri, tracce di opere amate, travestimenti, giochi introspettivi, omaggi ad amici e maestri viventi e dipartiti, ritratti e autoritratti, incontri filosofici e ricognizioni sul paesaggio. Grande è l’abilità nella composizione dove un dettaglio allude ad altro nel gioco del rincorrersi. Tanta è la voglia di segnalarne alcuni che colpiscono ma ciò penalizzerebbe gli altri che si sentirebbero ignorati. Meglio quindi che sia la curiosità del lettore che spinge ad esplorare la pagina alla ricerca dei volti noti.
In quest’opere Brunetto apre lo scrigno della sua anima e si confessa in una sinfonia di immagini e di suoni dove si è presi dal desiderio di perdersi vagando tra queste immagini capaci di evocare opere, incontri, personaggi che abbiamo avuto l’opportunità di conoscere ed apprezzare. Del resto l’architettura non è solo calce e mattoni, muri in elevazione e spazi aperti o chiusi, ma un universo di pensieri, immagini e soprattutto di persone, ognuno con la sua idea su come sia possibile abitare poeticamente su questa terra. Giunto alla fine del viaggio arricchiti dai ricordi, chiudendo il sipario sull’ultimo teatrino: L’occhio di Giò aperto verso il mare che sempre ricomincia dobbiamo essere grati all’autore che ci ha permesso di viaggiare tra le sue composizioni ben consapevoli che  “vivere nella gratitudine è l’unico autentico e fondamentale sapere al quale gli uomini possono pervenire”. Ce lo ricorda Heidegger.

In copertina: Brunetto De Batté, Raccolte di Teatrini  2008-2021, Postfazione di Giovanna M. Santinolli, Lab DS, Genova 2021.

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