Green Ring per Roma – di Massimo Locci

La proposta di Green Ring per Roma, avanzata dall’assessore all’Urbanistica Luca Montuori, una fascia verde polifunzionale e di rispetto attorno ai quartieri periferici, è, sul piano teorico, pienamente condivisibile e in linea con gli approcci urbanistici più innovativi a livello internazionale.
E’ un disegno strategico su cui costruire il progetto della Capitale futura a scala umana, rendendola più sicura, meno energivora e di nuovo capace di essere il teatro del confronto sociale e dell’innovazione culturale.
La sua concretizzazione potrebbe rappresentare un nuovo paradigma per la città, non più basato solo su nuove edificazioni, ma esito di un approccio articolato che sarebbe in grado di risolvere gran parte dei fattori che compongono il problema delle periferie romane.
L’elenco delle carenze di questi agglomerati periferici (ognuno grande come una città media italiana) sarebbe infinito e si fa fatica a determinarne la gerarchia: definizione di una  identità dei luoghi, assenza di spazi e di servizi/attrezzature pubblici (in particolare ambiti connessi e integrati con il verde naturalistico e per il tempo libero), necessità di rigenerare ambiti dismessi e tessuti residenziali obsoleti.
Da anni si parla di rigenerare la città esistente (con delocalizzazioni e densificazioni), per risolvere carenze infrastrutturali e la pessima condizione del patrimonio edilizio (in particolare quello costruito nel dopoguerra), riducendo il consumo del suolo e gli inquinamenti di varia natura (quelli più problematici per la Capitale sono dovuti ai motori e all’energia per riscaldamento), affrontando la sicurezza sociale, la questione dei rifiuti, etc.
I primi atti legati al Green Ring (in particolare l’accordo preliminare con RFI per il completamento dell’anello ferroviario e la riconversione degli scali merci e degli ambiti dimessi) vanno nel segno giusto e sono la concretizzazione di una visione quasi trentennale di Walter Tocci. Infatti l’assessore Montuori ha sempre inteso il suo mandato come finalizzato a risolvere problemi specifici, più che a costruire grandi strategie astratte.
I punti deboli del programma, però, risiedono proprio nella difficoltà di passare alla fase attuativa e si rischia che la green belt romana, come i noti esempi inglesi del passato, più che una opportunità strategica di Rigenerazione Urbana, concretamente sostenibile, si limiti ad essere un buon lavoro di ricerca.
L’ambizioso progetto urbanistico/ambientale e i relativi accordi preliminari sono stati poco pubblicizzati e ancor meno discussi, sia con il mondo disciplinare, sia con la componente politica. E’ significativo che  l’accordo con RFI, parte significativa del programma, sia stato ratificato con Delibera di Giunta e non affrontato nel Consiglio Comunale.
Una Green Ring presuppone rimettere mano alle diverse parti della città esistente, rigenerando le costruzioni e gli spazi pubblici, azzerando il consumo di suolo, risparmiando energia e riducendo l’inquinamento con strategie coraggiose sul traffico veicolare e sugli impianti domestici, implica una politica effettiva sui rifiuti. Il tutto inserito in un disegno a scala territoriale (città metropolitana). E’ indispensabile, infatti, una integrazione della green belt con strumenti di pianificazione urbanistica più allargati, a scala intercomunale e regionale.
Un progetto eco-sistemico che necessita sia del lavoro di ricerca, finora sviluppato, sia ,di sperimentazioni sul campo ma anche di formulare ipotesi operative (viceversa finora l’Amministrazione si è caratterizzata per l’inanismo), nonché di discuterne con gli istituti culturali, il mondo universitario, i cittadini.
La cintura verde proposta delimita e racchiude un territorio allargato (spazi naturalistici  e attrezzati, boschi, parchi pubblici, spazi sportivi e luoghi di svago) ma incorpora anche aree agricole coltivate e orti (privati e comunitari), che a Roma rappresentano quasi il 50% del territorio. Nel programma deve acquisire peso la componente produttiva agricola con incentivi seri alle aziende esistenti e di nuova formazione, con la trasformazione di parte delle aree dismesse in nuovi ambiti produttivi connessi con l’agricoltura, in serre, laboratori e vertical farm.
Tra le azioni più rilevanti della green belt la rigenerazione di aree dismesse e la delocalizzazione di parte dell’edificato residenziale ricadente negli ambiti verdi di raccordo. Finora, però, l’Amministrazione non ha condiviso e sostanzialmente ha ostacolato l’attuazione della legge regionale  sulla Rigenerazione Urbana che, pur con i noti limiti, rappresenta una buona base di partenza, tanto da ricostituire un riferimento per la nuova legge nazionale.
Nella pianificazione della Città Metropolitana e di dettaglio del PRG romano (PRUSST, PRU, PRINT) si fa costantemente riferimento a processi di delocalizzazione delle volumetrie esistenti (obsolete o meno). Nel concreto è una procedura totalmente disattesa. Contemporaneamente parte di questa edilizia da dismettere viene “riqualificata” (sic) con semplici pratiche edilizie (CILA,SCIA) e non si riesce a delocalizzare neanche una baracca ex abusiva.
Tranne che per il patrimonio di edilizia residenziale pubblica, ci si domanda come si può concretamente attivare la rigenerazione/delocalizzazione delle proprietà edilizie private costituita da tipologie varie (da unifamiliari a palazzine) e molto parcellizzate. Soprattutto quali incentivi (volumetrici, finanziari, procedurali), quali strumentazioni innovative si pensa di mettere in atto? Questo aspetto deve essere centrale in una complessa proposta di cintura verde.
Il PRG, infine,  prevedeva la realizzazione di 18 Centralità per innervare con servizi/spazi pubblici e residenza sociale la periferia, alcune di immediata realizzazione. A quasi 15 anni di approvazione del piano, ben poco di queste previsioni è stato realizzato, attualizzando con scientifica metodologia esattamente lo stesso processo che ha affossato il Sistema Direzionale Orientale previsto dal Piano del ’62.
Servirebbe, quindi, uno studio serio da parte dell’Assessorato all’Urbanistica per capire/spiegare cosa a Roma ostacoli/impedisca l’attuazione di qualsivoglia progetto urbanistico e non fare del Green Ring solo un ennesimo bel progetto.

In copertina: Anello verde http://www.urbanistica.comune.roma.it/anello-verde.html

Scrivi un commento