Architetti (strani) d’Italia: Lana Centodieci (2) – di Marco Ermentini

Le difficoltà per una donna architetto sono state, e lo sono ancora, molte. In questo mondo maschile negli anni ‘50 Lana Centodieci si fece notare per la sua qualità e caparbietà. Nell’architettura del dopoguerra non ci si curava della sostenibilità degli edifici, tuttavia Lana nata nel 1930 a Roccia Santo Stefano, dopo la laurea fece molte sperimentazioni sui materiali isolanti. Era il tempo del mitico laterizio doppio Uni. Centodieci fu la prima a proporre di installare nell’intercapedine tra le murature perimetrali un materiale naturale di grande efficacia con peculiarità termiche e acustiche, incombustibile e ottenuto dalla fusione dei componenti minerali, opportunamente selezionati e dosati. In breve tempo il successo fu tale che il nuovo materiale fu battezzato con il suo nome: Lana di Roccia.
Nonostante questo successo personale la sua carriera è stata contraddistinta da tante difficoltà. Il tempo per la riscossa delle donne architetto non era ancora maturo, così molti colleghi maschi le fecero dei torti e anche in occasione d’importanti concorsi ebbe sempre la peggio nei confronti dell’altro genere. La sua unica soddisfazione postuma (è scomparsa nel 2002), una specie di rivincita, è avvenuta quando il governo ha intitolato con il suo nome il superbonus energetico.
Peccato che gli eredi abbiano promosso una causa perché hanno ritenuto che la memoria della loro congiunta sia stata infangata legandola a una disposizione tanto demenziale che fa impazzire gli architetti del Bel Paese.

( 2- Continua)

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