8 MARZO: UNA CONDIZIONE ANCORA DA CONQUISTARE – di Alessandra Muntoni

Per la Festa della Donna, l’8 marzo scorso, RAI Storia ha mandato in onda un film di Tony Saccucci su Emma Carelli, formidabile quanto dimenticata cantante e impresaria del primo Novecento. Avvalendosi anche di eccezionali frammenti cinematografici d’epoca, il regista tesse una storia fantastica quanto drammatica che bene illustra il lungo e impervio cammino percorso da questa donna per tentare di raggiungere una parità tuttora violentemente negata. Il titolo è La prima donna, da intendersi sia nel senso del carattere tempestoso e irrequieto di Emma, quanto anche per il fatto che per prima, almeno in Italia, Emma assume un ruolo di responsabilità e di capacità organizzativa da sempre svolto dai maschi. Giustamente sopra le righe, Licia Maglietta interpreta in modo molto efficace il carattere temerario e sfacciato del personaggio.
Moglie di Walter Mocchi, attivo nelle file socialiste quindi impresario di spettacoli operistici nel Sud America dove si esibisce anch’essa con strepitoso successo, la Carelli è in prima fila nelle manifestazioni per l’emancipazione femminile, combattendo per il voto alle donne. Poi, quasi a dimostrare non tanto la possibilità, quanto la capacità di primeggiare anche come imprenditrice, dirige dal 1912 al 1926 il Teatro Costanzi di Roma che il marito aveva rilevato, rilanciandolo con cartelloni prestigiosi sui quali campeggiano, oltre a Wagner, Mascagni, Puccini, anche i balletti russi di Diaghilev, riproponendosi di dare sempre maggior spazio all’avanguardia e di tenerlo aperto anche durante la guerra.
Di fronte al fascismo, le scelte di Mocchi e Carelli saranno però antitetiche. Il primo lo accetta, la seconda, mal sopportando le imposizioni, l’arroganza e la decisa misoginia del regime, lo combatte e ne è combattuta. Ne paga ovviamente le conseguenze: il Teatro Costanzi le viene sottratto dal Governatorato per trasformarlo nel Teatro dell’Opera, la cui ristrutturazione è affidata a Marcello Piacentini. È quasi un teorema.
Interpretando la Desdemona dell’Otello di Verdi, la Carelli, in contrasto con la tradizione, aveva percepito nell’aristocratica figlia dei Dogi una eroina che si ribella con decisione alla rozza volontà di possesso del Moro, soccombendo alla violenza della storia. Alcune femministe negli anni Settanta avevano visto invece in Desdemona colei che soccombe perché non ha compreso la storia. La conseguenza è la stessa: la cancellazione. Dunque, anche per la Carelli la sconfitta implica la cancellazione: dal ruolo di dirigente di un grande teatro, di femminista, di artista. E, cancellato è anche il Teatro Costanzi, nonché l’amore per il Mocchi. Morirà nel 1928 in un incidente alla guida della sua automobile; ma quante donne in Italia (e nel mondo) erano allora in grado di guidare?
Questa storia di una sconfitta, di una cancellazione femminile, è firmata da un regista. Gli dobbiamo essere grati per averci ricordato la bellezza del coraggio di Emma, ma ci auguriamo che il prossimo 8 marzo si vogliano ricordare le molte vite femminili di successo e di presenza nella società e nella politica.

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