“Unità di luogo” – recensione di Mario Pisani

Una delle prime immagini che affiora nella mia memoria negli allegri anni trascorsi ad Aversa, a trasmettere l’interesse per la storia dell’architettura nelle aule della Facoltà, a San Lorenzo ad Septimum, è proprio quella di Massimiliano che con Gaetano Fusco, Davide Vargas, Lello Cecere e pochi altri mi hanno avviato alla conoscenza delle tante risorse locali. Sono i loro volti che suscitano un insieme di sentimenti che vanno oltre le riflessioni sulla nostra disciplina per entrano nel vissuto quotidiano. Ad iniziare dal paesaggio, in parte avvelenato da score e macerie, ma ancora segnato dalla struggente bellezza dei muri verdi della vite maritata. E come non citare le delizie del palato come la polacca che ti aspetta con il caffè appena arrivi, il pane cafone, l’asprino e le straordinarie mozzarelle di bufala. Anni vissuti in una comunità di coetanei che, consapevoli del disastro della zona, hanno provato ad indicare un altro percorso a partire dalle risorse locali: le memorie della Campania Felix con la giusta considerazione per la centuratio e i miliari, i regi lagni e gli insediamenti borbonici, gli innumerevoli capolavori architettonici che ci rammentano l’essere dei nani sulle spalle dei giganti.
Massimiliano si distingue oltre che dal seguito di belle ragazze dall’attitudine al disegno con schizzi veloci ed incisivi che dimostrano non solo la rapidità della visone ma la capacità di rendere semplice, quasi intuitiva la soluzione di un problema. Oggi, la sua lunga produzione iniziata quasi in sordina e via via divenuta sempre più incisiva, appare sulle pagine di un bel libro dove testo e immagini giocano a rincorrersi per mostrarci come quel territorio offra squarci intensi, non solo per la bellezza della natura o delle antiche opere dell’uomo, ma per una contemporaneità che non ha dimenticato il valore della bellezza. Lo attesta già la copertina con l’immagine di un padiglione di notte, in area di sosta a Teverola.  E poi, di seguito, le numerose realizzazioni come il Centro terapeutico a San Marco, il Giardino della Fondazione Martucci a Santa Maria Capua a Vetere, l’aulario del Vescovado a Capua, la Chiesa di San Giovanni Paolo II a Marcianise.
Carlo De Luca nel saggio che introduce le opere Oltre la modernità sostiene che “Rendina propone un tema inconsueto: l’architettura minore, quella marginale, spontanea e ibrida. È l’architettura che esprime un linguaggio di libertà, che reclama un suo diritto di cittadinanza e con cui l’architettura, quella “colta” deve necessariamente misurarsi”. Pasquale Belfiore ne sottolinea “l’indispensabile tempo dell’attesa per rientrare nella modernità”. Chi scrive apprezza il valore dell’architettura interrotta che, ad iniziare dal progetto per lo IUVA a Venezia, una sorta di vascello arenato, attesta come poteva essere la storia di questa disciplina e non è stata.

In copertina: Massimiliano Rendina, Unità di luogo, Lettera Ventidue Edizioni S.p.A., Siracusa 2020, p. 248 con disegni, foto in b. e n. e a colori €. 30,00.

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