Peppe D’Amore – di Eduardo Alamaro

Peppe D’Amore, architetto napoletano, ha più o meno la stessa mia età, poco più di 70 anni. Ed ha anche fatto percorsi simili di formazione e infatuazione d’architettura partecipativa anni ’70 e dintorni. Entrambi nel palazzo Gravina dell’architettura di Napoli: stesso clima politico, stesso docente di riferimento pro-mettente e splendente, poi rivelatosi concretamente del tutto deludente. Mi fermo qui per non scantonare. LPP vigila. E ormai non ne vale più la pena (nonché il pene e il pane residuale).

Con Peppe da qualche tempo ci siamo ritrovati in FB. Mi ha mandato ieri la copertina di un suo libro, o qualcosa di simile, non so esattamente. Titolo secco: “L’Utopia della bellezza. Architetture di Giuseppe D’amore”.

Gli ho messo un “Mi piace” convinto e sincero ma, ho commentato, (e lo partecipo a Voi qui, cari amici della PresS/T): … “quando vedo queste nostre architetture della speranza che fu (e che in parte rimane nel nostro ricordo odierno), penso sempre al beffardo Andreotti che disse: “Il potere logora chi non ce l’ha”. E noi quel potere di far uscire questi nostri disegni dall’utopia della bellezza, nonostante tutti gli sforzi e tentativi effettuati, come generazione progettante della fu Gravina di Napoli, non l’abbiamo avuto. Una o due generazioni completamente saltate, un buco, una perdita secca, salvo miracolati. A presto, grazie Peppe.”

Mi ha risposto tosto così: “Eduardo caro, hai centrato un punto difficile e anche angosciante. Ho scritto più volte sul disegno di architettura, della sua modificabilità, sul ripensamento in progress: una sincera dichiarazione di visione rispetto alla rigidezza dell’opera architettonica (concretizzata) nello Spazio. L’utopia è, quindi, il pensiero, l’idea da perseguire e nel disegno ritrova la sua massima espressione. Certo che è molto difficile da realizzare, ma c’è chi ci riesce. Io no. Allora il disegno soccorre e si tramuta in linguaggio. Ma il non realizzarla non mi logora affatto.”

Rispondo e concludo: “…. E il non realizzarla (l’utopia, l’idea) non mi logora affatto…”, tu scrivi. Giusto, sei saggio. Non so se per me vale lo stesso: io infatti da sempre, dagli anni della fine dell’illusione mia anni ’70, anche su consiglio di Ernesto Cilindri del Carosello TV napoletano, BEVO CYNAR, contro il logorio dell’architettura moderna pensata e mai realizzata per mancanza di spazio e di entrature giuste. E di tante altre cose, casi e casacci che tu sai. Sarò triviale, sarò deludente, ma per me l’Architettura è chi te la fa fare. Così come, viceversa, lo Spazio è di chi se lo piglia … (se piglia cioè l’incarico. Todo modo). Baci.“

 

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