“Non c’era una volta L’architettura verosimile” – recensione di Mario Pisani

Il bel volume, in ampio formato e magnificamente stampato, inizia con una affermazione condivisibile. Troppo spesso i libri curati dai docenti universitari che raccolgono esperienze didattiche sono di difficile lettura. Finiscono quindi per rimanere negli scaffali delle biblioteche o diventare doni negli scambi tra dipartimenti. Non mettono in moto quella spinta al confronto e alla riflessione che rappresenta il carattere saliente di ogni pubblicazione. Se poi il loro obiettivo era quello di essere diffusi, innanzitutto tra gli studenti, lo scopo risulta irraggiungibile. E non solo per lo scarso fascino espresso dalla carta stampata rispetto ad altri media che, con un semplice click, mettono il mondo ai tuoi piedi. Come arrivano però quelle immagini scintillanti sono altrettanto rapide nello svanire, lasciandoci forse un sorriso, simile a quello del gatto di Alice.
L’autore, docente in numerose università, artefice di parecchie pubblicazioni e di oltre cento  progetti espressi nella piccola e grande scala, parte da questa considerazione. Ad essa aggiunge la critica allo stato della nostra disciplina che stenta a trovare ciò a cui è destinata, ovvero la dimensione sociale. Si finisce così per “costruire senza scopo, abbozzare senza finire o finire rendendo l’oggetto architettonico già pronto al degrado”. Tale situazione giunge a contaminare perfino quella che sembrava la panacea di tutti i mali: la green architecture, finita per divenire “un format canonico e tranquillizzante”.
Gambardella si oppone a questa situazione gettando in campo la propria metodologia di insegnamento che consiste nel prendere spunto dai capolavori della letteratura. Dall’incipit del grande vagabondare dell’Ulisse di James Joyce a testi che, come il De Bello Gallico di Giulio Cesare, ci permette di conoscere il paesaggio che partendo da Roma raggiunge le terre sconosciute della Gallia. A intramezzare la riflessione su capolavori di ogni tempo e Paese come Il Grande Gattsby o Palazzo Yacubian “meravigliosamente sognante e leggiadro come il bel viso di una giovane donna” troviamo preziose novità e intervalli dedicati al Tempo, la Mente, il Mare, l’Avventura, la Guerra. Dal capolavoro di Balzac Le chef-d’œuvre inconnu lo spunto per manipolare l’imperfezione e l’incompiutezza. L’insostenibile leggerezza dell’essere diventa la chiave di lettura per intervenire su un grattacielo mai finito sulla Domiziana. Sembra sorto da una discarica “con la sua massa enorme e silente”.
Il gioco potrebbe continuare ma si finirebbe per tralasciare la parte più succosa, i disegni affascinanti dell’autore che mescolano brandelli di architettura con testi, tracce, ruderi scomposti in un collage inesauribile che premia la capacità di comporre brani per una città infinita dove a volte, tra la nebbia, compare un segno dove l’inesprimibile giunge a sfiorare la poesia.

In copertina: Cherubino Gambardella, Non c’era una volta L’architettura verosimile, LetteraVentidue Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, Siracusa 2020, p. 160 interamente a colori, s.i.p. .

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