“Il Vate e l’Architettura Gabriele D’Annunzio tra estetismo ed eclettismo” – recensione di Mario Pisani

Giunto al termine della lettura dell’affascinate testo elaborato da Raffaele Giannantonio, professore di Storia al Dipartimento di Architettura dell’Università “G. d’Annunzio” di  Chieti Pescara, ciò che rimane sedimentato nella memoria è la meticolosa ricerca compiuta, tra le migliaia di pagine composte dal Vate, per evidenziare quelle dedicate alla città, all’arte e all’architettura. Indagine paradigmatica che varrebbe la pena replicare per altri protagonisti della nostra letteratura. In esse si manifesta la rara capacità di trasmettere a chi legge, grazie ad un eloquio immaginifico ma puntuale, ciò che contraddistingue una città, in particolare le città del silenzio, o un monumento.
Il testo scorre iniziando col Dialogo con l’architettura, dove  narra di un viaggio in Grecia e  annota la bellezza dei capolavori della classicità. “Alto biancheggia sulle ionie pile/il Partenone”.
Seguono le considerazioni sui monumenti medievali. Tra questi spiccano le pagine dedicate all’incendio che distrusse la cattedrale di Reims per il bombardamento nel primo conflitto mondiale. Per il Rinascimento evidenzia il rapporto con Prato dove D’Annunzio trascorre gli anni giovanili nel convitto nazionale Cicognini, e di Venezia dove ci lascia  pagine significative sulla chiesa di Santa Maria della Salute di Baldassare Longhena. “Suntuoso e strano come un edificio nottunio construtto a similitudine delle tortili forme marine.“
Sulla contemporaneità si notano gli scritti polemici come quelli dedicati al progetto di Adolfo Coppedè per una Galleria al centro di Firenze. Altri episodi riguardano il rapporto con le città e in particolare con Pescara; con la casa, in cui si evidenziano le questioni legate al Vittoriale degli Italiani, ed infine con la Guerra, l’Arte e l’Architettura.
I brani più incisivi sono quelli dedicati all’architettura di Roma Capitale vista con gli occhi del romanziere di Il Piacere che cita il campanile di Santa Maria in Cosmedin “simile a un vivo stelo roseo nell’azzurro”. Ma anche del giornalista che sulle pagine di La Tribuna documenta il passaggio della città: dal sonnacchioso clima papalino ai tumultuosi cantieri segnati dal “vento di barbarie” in mano agli speculatori pronti a distruggere parchi e giardini come quelli di villa Ludovisi e Perretti, per offrire le abitazioni necessarie all’arrivo dei piemontesi. In sintonia con ciò che era già accaduto tre anni prima del 1870, quanto il Comune di Roma approva la proposta dell’arcivescovo belga Frederic-François-Xavier de Merode per la lottizzazione dei suoi terreni tra l’Esedra e via delle Quattro Fontane. In quegli anni Roma è davvero la città delle demolizioni. “Tutti stanno col naso all’aria e con il collo teso e con gli occhi spalancati e con in tutta la persona una espressione grottesca di stupidità”.
Un testo a parte lo merita l’avventura della realizzazione del Vittoriale degli Italiani dove Giancarlo Maroni mette a punto quella sequenza di spazi aperti e coperti in cui si evidenzia la dialettica del rapporto tra natura e architettura. Dopo anni di oblio oggi si valuta l’intervento con maggiore serenità cogliendo nella Priora il decadentismo dannunziano ma nello Schifamondo un modernismo legato alla tradizione, una terza via che coniuga il monumentale con il razionalismo molto vicino alle posizioni espresse negli anni Trenta da Piacentini.
Di particolare interesse sul ruolo dell’architettura nell’organizzazione delle città si trovano nelle pagine dello Statuto del Carnaro dove appaiono gli echi dei teorici della fine dell’ottocento e in particolare di Aestehetic Style di William Morris che, ancora ai giorni nostri, meritano di essere considerate. Pagine che fanno riflettere sull’accusa di passatismo legata alla figura del Vate.

In copertina: Raffaele Giannantonio Sabina Frommel Steven Semes, “Il Vate e l’Architettura Gabriele D’Annunzio tra estetismo ed eclettismo”, Presentazione di Dante Marianacci, Ianieri Edizioni, Pescara 2019, pp. 319 con numero illustrazioni in b. e n. € 18,00.

 

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