Alberto Ponis tra costruzione e paesaggio – di Massimo Locci

Tra i premi In/Architettura 2020 si segnala, del tutto inaspettato, quello assegnato alla Carriera ad Alberto Ponis da In/Arch Sardegna. Per la giuria “con i progetti realizzati nei lunghi anni di attività professionale, in cui non ha mai smesso di indagare i rapporti tra costruzione e paesaggio, Ponis ci propone una riflessione, ancora oggi di grande attualità, tesa a rivendicare un ruolo centrale all’architettura, non solo come strumento di trasformazione, ma anche come strumento di conoscenza dei luoghi in cui si interviene”.
L’architetto, nato a Genova nel 1933, in mezzo secolo d’impegno ha certamente contribuito all’affermazione dell’architettura contemporanea nell’isola, ma è una figura sostanzialmente misconosciuta nell’architettura del Novecento italiano: il suo percorso è del tutto anomalo rispetto al panorama nazionale.
Ponis (così come, tra gli altri, Busiri Vici e Vietti) per la critica ufficiale ha rappresentato il prototipo dell’architetto delle case di vacanze, al Circeo o nella Costa Smeralda, delle ville opulente per l’alta borghesia.  Opere che venivano pubblicate su Ville e Giardini o sulle pubblicazioni per i non specialisti degli editori Gorlich o Di Baio e, in genere, quasi ignorate dalle riviste specialistiche di settore, tranne rare eccezioni come Domus, Interni o Abitare.
Eppure Ponis ha creato uno stile originale, organico e plastico, realizzando opere sempre diverse, con spazi interni fluidi e articolati, con colorazioni e materie topiche, con soluzioni formali essenziali, raffinate e in dialogo con il paesaggio aspro della Sardegna. Del tutto diverse da quell’edilizia speculativa e dal linguaggio indefinibile, un mix gratuito di riferimenti messicani e le case isolane dell’Egeo, che ha devastato gran parte delle coste italiane e del mediterraneo.
Soprattutto le sue architetture sono sempre state apprezzate dal pubblico e molto amate dagli utenti. Su internet ho scoperto che esiste perfino un ‘Alberto Ponis fan club’.
Facendo proprio il dibattito avviato da Gio Ponti, che con sensibilità fin dagli anni Cinquanta aveva sostenuto la nuova architettura ‘mediterranea’, Ponis ha costruito un immaginario architettonico, denso di citazioni e relazioni con il mondo dell’arte (egli stesso ha una grande produzione espressiva), sapiente contrappunto e sottolineatura dei paesaggi: per molti versi un’amplificazione della cultura isolana che li ha nei secoli costruiti.
Con il tempo le sue architetture migliorano, si radicano al sito, “appartengono al sito …si aggrappano alle rocce e alla vegetazione”, come lui stesso evidenzia. Ha costruito anche un immaginario fabulistico della casa per vacanze, dove la memoria della città, con i suoi riti e ritmi, rimane fuori.  «Ho costruito quasi 200 case. Ho pensato ad ogni dettaglio, fino alla posizione della vasca in ogni bagno. Questo significa che per più di quarant’anni ho trascorso i miei inverni a progettare case in cui i miei clienti venivano a trascorrere le loro estati», ha dichiarato l’architetto genovese, commentando la mostra a lui dedicata un anno fa presso l’Istituto di Storia e Teoria dell’Architettura di Zurigo.
Nella sua carriera oltre alle prestigiose case nella Costa Paradiso, a Porto Rafael e a Palau (nel 1990 per il villaggio di Stazzo Pulcheddu ha ricevuto il premio In/Arch), Ponis ha lavorato anche per l’edilizia pubblica, partecipando a importanti concorsi di progettazione (secondo premio al Teatro Carlo Felice di Genova). Dal 1963, anno di apertura dello studio, ha realizzato villaggi residenziali, centri sportivi, alberghi, marine e moltissime residenze unifamiliari, tutte contraddistinte dalla fusione con l’ambiente circostante, integrando nel progetto le rocce e la vegetazione. Una ricerca anomala, liquidata come architettura vernacolare, cui veniva riconosciuto la creazione di un indefinito stile ‘gallurese’.
Nato da una famiglia di imprenditori tessili, che producono tappeti e tessuti di altissima qualità, lavorando con importanti artisti, architetti e designer (Sironi, Depero, Martini, Daneri, Ponti, Pomodoro, Sottsass), Alberto Ponis dopo la laurea a Firenze, agli inizi degli anni ’60, per quattro anni lavora a Londra nello studio di Sir Denys Lasdun, collaborando a vari progetti di scuole, teatri, edifici governativi, musei. Ha una produzione poliedrica tra architettura, design e pittura, come testimonia il libro ‘Storie di case e ambiente’ uscito nel 2003 per Skira.
Nella scarsa attenzione della pubblicistica si segnala ‘Architettura in Sardegna’ di Sebastiano Brandolini (2006, Skira), che accoglie quaranta suoi progetti, spesso posti in luoghi isolati e impervi, determinando inediti rapporti di sinergia e di complicità con il paesaggio della Sardegna. “Viene interpretata l’essenza della casa di vacanza, in contatto diretto con gli elementi basilari e con la fenomenologia dell’ambiente naturale, inteso come qualcosa di primordiale e profondo: il cielo, la terra, le vedute distanti, il contatto fisico, la vegetazione, le rocce, il camminare e il sedersi.
In concomitanza di questo Premio alla Carriera, importante ma tardivo riconoscimento, sono stati realizzati, presso la Fondazione Sardegna a Cagliari, la mostra e il catalogo ‘Alberto Ponis: l’architettura e i suoi strumenti’, a cura di Paola Mura.
Dai materiali esposti emergono le caratteristiche matrici formali e le geometrie anti-euclidee, forme pure che si articolano nello spazio in modo organico su più livelli, figure plastiche inserite armonicamente nel contesto circostante.
Un processo complesso che rifiuta la semplice mimetizzazione nel paesaggio ma che presuppone, come evidenzia Giuseppe Vallifuoco nel catalogo, “un disegno che ‘scava’ il sito per scoprire tracce capaci di guidare il progetto nella ricerca di un sistema di relazioni complesso e unico”.

In copertina: Sardegna, Casa Scalesciani (1977), costruita non senza difficoltà su un sito sospeso sul mare, che segue il rilievo. https://loves.domusweb.it/alberto-ponis-the-right-rock/

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