Addio distanza… – di Marco Ermentini

Non c’è niente da fare, questa terribile pandemia ha prodotto il ripensamento di ogni distanza. Non possiamo più concepirci come enti separati dall’ambiente che ci circonda. Risuonano le vecchie frasi di Spinoza: “Deus sive Natura”. Ogni elemento del mondo dovrà essere considerato come un soggetto. La messa in crisi dell’opposizione tra natura e cultura ha riportato il pensiero umano sulla terra. La natura non è più lo sfondo dei nostri atti. Tutto è interconnesso: un pipistrello in un mercato cinese può modificare la nostra vita. Questi fatti provocano la fine dei dualismi che sono stati la base del nostro pensiero: soggetto/oggetto, natura/cultura, forma/materia. Le conseguenze anche per l’architettura sono rilevanti: molti astrattismi cadono miseramente, tutto il bagaglio accademico delle tendenze cade al suolo. Insomma è venuto a galla quello che avevamo intuito: il vero paradosso della modernità è aver perduto ogni contatto col mondo.
Il nuovo Compito dell’architettura non è quindi quello di cambiare il mondo ma di farsi più prossimi al mondo esterno e alle cose che abbiamo davanti per accorgersi ogni tanto di essere qui. È un ritorno alla realtà delle cose dopo una lunga vacanza.
Spero proprio che crescano sempre più architetti capaci di fermarsi ad ascoltare.

 

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