Riflessioni sulla mobilità urbana del XXI secolo. Contro le piste ciclabili, per le piste automobilistiche – di Guido Aragona

Sono contrario alle piste ciclabili.
Perché partono dall’assunto che la strada sia delle automobili, e poi bisogna ricavarci le piste per le biciclette e i pedoni, che si pestano i piedi. La riserva indiana, insomma …
Invece bisogna ribaltare il concetto.
Individuare le “piste automobilistiche”; di vario genere (grande scorrimento, media penetrazione) ma il resto negarlo alle auto (fatti salvi i mezzi di servizio e quelli dei residenti).
Il resto, è per pedoni, biciclette, e altri veicoli leggeri.
Se non facciamo questa rivoluzione copernicana nella testa, sarà dura.
Tutta la città, tutta la vita delle persone, nel ‘900 è stata pensata con al centro l’automobile. Era sbagliato.
Il settore infrastrutturale e “automotive” in realtà dovrebbe essere favorevole a questo cambiamento. Realizzare “piste automobilistiche” rovesciando i termini della questione sarebbe per loro conveniente: pensate se le auto avessero dispositivi per cui, agganciati alle “piste” potessero usufruire di energia elettrica per lo spostamento (senza batterie, e con pilota automatico, ecc).
Poi esci e “l’ultimo km” lo fai in bici, a piedi, oppure con lo stesso automezzo, a benzina, se devi andare a casa…
Non che stia inventando nulla… Più o meno la General Motor l’aveva in programma oltre 50 anni fa, in un modo che trovo orrendo, che auspico molto differente, ma lo pensarono. Vedi “Futurama 1964”.

In copertina: illustrazione tratta dal programma “Paris en commun” di Anne Hidalgo 2020, “Ville du 1/4h”.

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