#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – GENNAIO 1971 – di Arcangelo Di Cesare

In questa cronaca racconto la storia di un progetto capace di essere, al tempo stesso, una piazza, un teatro, un giardino e una fontana con un protagonista assoluto: l’acqua. Prende il via calma e silenziosa nella parte alta, è capace di precipitare per 6 metri verso il basso, attraverso dei grandi massi squadrati e si assopisce nuovamente nel bacino di fondo posto alla base della cascata stessa.
Questo è il “Progetto”, che, più di altri, è stato capace di innalzare e innovare straordinariamente il livello qualitativo dei parchi urbani elevandoli finalmente a spazi vitali per la comunità.
Stiamo parlando dell’Ira Keller Fountain costruita a Portland da Lawrence Halprin, una delle tante opere in cui il grande paesaggista americano diede dimostrazione del grande amore che aveva per la gente, che fruiva le sue opere, della grande sintonia con la natura, che rispettava ammirandola, e della fascinazione che aveva nei confronti della città, che esaltava con i suoi progetti.
Nella sua intensa attività professionale fu capace di definire delle vere e proprie oasi urbane dove i fruitori potevano passeggiare, mangiare, incontrarsi o semplicemente rilassarsi e riflettere; fu capace, inoltre, di guardare oltre l’ordinario, regalando alle città, sorprendenti occasioni di interazione e evasione. Tutti gli spazi di questa fontana furono pensati per essere abitati e costruiti per essere vissuti: una sorta di dimensione dinamica della fruizione in cui l’esperienza della distanza e dei percorsi serviva per definire al meglio gli ambiti dove ti potevi bagnare, quelli in cui saltare da una pedana all’altra senza scivolare, quelli in cui potevi ridiscendere la cascata o quelli in cui potevi semplicemente ammirare la natura artificiale.
Una scenografia articolata su tre livelli: quello superiore, caratterizzato da una pavimentazione piana circondata da conifere ad alto fusto, è un giardino dall’atmosfera calma e tranquilla, quello intermedio, costituito dalla cascata di 6 metri, è un grande muro artificiale capace di sembrare una scultura plasmata dalla Natura e quello inferiore, con grandi piani sfalsati e sospesi, è il grande palcoscenico da cui ammirare tutta la grande bellezza.
La grande idea di Halprin di usare il corpo umano e i suoi movimenti come uno strumento di lettura del paesaggio è il tentativo di riportare l’attenzione verso quella concezione di spazio non più oggettivo e statico ma soggettivo e dinamico.

Scrivi un commento