IL NUTRIMENTO DELL’ARCHITETTURA [2.35] – DI DAVIDE VARGAS

Nel suo libro “La pianta del mondo” pubblicato da Laterza Stefano Mancuso parte da una frase del compositore inglese Sir Edward Elgar: La mia idea è che ci sia musica nell’aria, musica dappertutto intorno a noi, il mondo ne è pieno e ne puoi prendere ogni volta tutta quella di cui hai bisogno” e in otto capitoli racconta il nesso inscindibile che esiste tra le piante e le storie degli uomini. All’inizio di ogni vicenda umana c’è una pianta. Perché si dice “scivolare su una buccia di banana”?, ad esempio o la mappa delle querce piantate per celebrare la rivoluzione francese e poi sistematicamente abbattute durante la restaurazione, o lo studio dei pollini [palinologia] usato per la risoluzione dei casi giudiziari, o la rete radicale che collega nel sottosuolo tutti gli alberi di sopra, alcuni dei temi. Ma uno su tutti in quanto architetti: la sfida per l’ambiente, secondo Mancuso, si vince in città, riportando il verde in dosi massicce nei centri urbani fino a ottenere luoghi a zero emissioni. Siamo tutti d’accordo, ma trasformare la città in una specie di bosco è solo una suggestione. Tocca all’architettura invece fare sì che il bosco sia sostenibilmente abitato. Alcune capitali europee come Parigi o Copenaghen hanno avviato significativi progetti di riduzione del traffico veicolare aumentando le aree permeabili. La ricerca di un linguaggio è il vero tema dell’architettura. Ogni capitolo del libro è introdotto da un disegno dell’autore, rappresentano tronchi, fogliame, boschi, sono colorati e vivi. Come certi tronchi che si incontrano, antichi e solcati dai segni della resistenza a tutti gli attacchi dell’uomo.

Scrivi un commento