Abitare il racconto: il caso e la casa – di Eduardo Alamaro

Una prece e un ricordo da Napoli: dopo lunga e dolorosa malattia ci ha lasciato “Sergiolino”, come chiamavamo affettuosamente Sergio Esposito.

E ciò sia per le sue piccole dimensioni di statura fisica che per la sua passione di collezionista di oggetti di piccola dimensione, di tutti i materiali, ma soprattutto di plastica. In particolare i giocattoli. Ma le ceramiche non mancavano, ragion per cui diventammo amici di mercatini e di venditori-malfattori (non faccio nomi). Mondo-modernariato, giocattolizzazione.

Persona amabilissima, dolce, gentile, cortese, (mai l’ho sentito alzare la voce o dire una malaparola), Sergiolino aveva avuto dal “Signore delle piccole cose”, il grande dono di conservare in sé, da adulto, il mondo dell’infanzia sua felice vissuta al Corso Garibaldi di Napoli (quasi piazza Carlo III), in una bella casa decorosa di un palazzo di edilizia borghese primo novecento, dove un giorno andai, bussai, entrai. “Trasite”, udii.

E così capii la radice preziosa e semplice di Sergiolino, perché conobbi la madre, oggi 85enne e vivente, e soprattutto il padre (oggi defunto), gran costruttore di piccoli presepi napoletani tradizionali, pieni di fede e devozione, ma soprattutto di racconti, di ricordi, di narrazioni e intrecci favolosi di sughero e cartapesta, tutte cose che mi spiegava e dis-piegava ad arte narrativa assoluta sua. Presepio orale.

Di piccole dimensioni di statura anche lui, il padre di Sergiolino sembrava un pastore narrante in pigiama (e giacca da camera) messo a Napoli tra i pastori presepiali di terracotta suoi, primus inter pares et dispari, uscito da una fiaba, da una Napoli ormai sparita, narrante per incanto solo per me …

Le architetture, i palazzi, le case, sono in realtà degli scrigni, casciaforti (o casce-deboli) che contengono voci interne e interiori da captare, … l’abilità è di ascoltare le loro storie nascoste in quelle pietre, in quei tufi,… i racconti, i drammi, le tragedie, le favole quotidiane, come in questo caso esemplare di Esposito, padre presepiale.

Questo nesso casa-racconto è ben evidenziato dal mio amico scrittore-architetto Domenico Notari nella sua: “Se la casa racconta e il racconto abita”, interessanti riflessioni che viaggiano nel web, specialmente quando recita: “… Casa come racconto, dunque…., casa arricchita di quei significati affettivi che appartengono all’ambito della narrativa, che sono capaci di commuovere: metafore, storie, persone, aspettative, sentimenti …” Cioè, in sintesi: Benvenuti a casa Esposito, prego.

Si potrebbe dire: “Fammi entrare nella tua casa e ti dirò chi sei”. E io quel giorno di tanti anni fa, almeno venti, entrai in quella casa & nel mondo di Sergiolino, con le tutte quelle scatole piene-zeppe di sue sudate e pagate curiosità messe ovunque, anche infilate sotto il letto, negli e sugli armadi, o disposte nelle tante vetrinette lungo il corridoio …

Racconto e architettura vanno dunque insieme. Si vive e si costruisce per raccontare & far raccontare. Anzi, di più: se l’architettura non riesce a raccontare, a nutrire racconti condivisi e si rinchiude sulla sua autonomia, non funziona, non serve. Non esiste la casa in sé, è il racconto di ciò che accade dentro la vera casa. Raccontare & progettare si può.

Questo sentimento dell’abitare ampio e non empio, Sergiolino se lo portò appresso, con sé, una volta sposato con Angela, architetto, .… e fu così che ricollocò, organizzò meglio e dispiegò il tutto suo collezionistico pluridecennale, in un antico palazzo, primo piano, a via Roma (quasi piazza Carità), …

… e lì, in quella casa piena di fragilità e preziosità “minori”, son stato tante volte, … perché Sergiolino Esposito aveva gran piacere di condividere un suo acquisto, cioè, meglio: il racconto di come aveva fatto a strappare quell’oggetto a un concorrente, … o a strappare un buon prezzo a un venditore …

Triste finale del mio post odierno: la malattia, lunga e dolorosa di Sergiolino, i suoi frequenti viaggi a Padova, dov’era in cura, ci avevano poi allontanati “in presenza”, … solo qualche triste telefonata. Dopo un primo ciclo di cure sembrava però che si fosse ripreso. E fu in quel tempo estremo che, sull’orlo della morte, Sergiolino Esposito …

… scrisse a sorpresa una sorta di suo testamento spirituale, redatto col sangue: un “thriller esoterico ambientato nel cuore del centro storico di Napoli”, pubblicato nel 2016 col titolo: “Nei secoli dei secoli”. Il libro appare, leggo da apposita scheda, “come un fantasy, ma non lo è necessariamente. L’autore ha celato in chiave fantasy certe sue idee sull’eternAzione della vita, a partire da un credo misterico profondo legato all’esoterico napoletano.” Così sia.

Post fata resurgo, Sergiolino in cielo alla destra del Signore delle piccole cose! AMEN

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