“Vittorio Garatti, Opere e progetti” – recensione di Mario Pisani

Alini, docente di Progettazione Ambientale all’Università di Catania, autore di monografie su  architetti che vanno da Kengo Kuma a Fabrizio Carola, oggi affronta nel volume ben curato dalla Clean di Napoli, un progettista poco noto al grande pubblico: Vittorio Garatti, che però ha realizzato architetture di notevole significato. Il libro si sviluppa con un’ampia introduzione ben illustrata e, a seguire, rapidi testi critici di amici ed estimatori. Tra gli altri troviamo Bordogna, Canella, Semerari che contribuiscono a presentare una figura a tutto tondo meritevole di un unanime riconoscimento. Garatti nasce a Milano nel 1927. Dopo la laurea, conseguita con il minimo dei voti, ad attestare quanto sia poco significativo questo risultato, si trasferisce con la sua famiglia prima a Caracas nel ’57 e tre anni dopo a Cuba per tornare a Milano nel ’74. Allievo di Giò Ponti e di Ernesto Nathan Rogers mette in atto una revisione critica della cultura modernista per misurarsi con una propria visione dell’architettura che si ispira al movimento DADA e al linguaggio di Gaudì, di Wright e Aalto, fino a giungere ad un’espressione personale che tiene insieme memoria e invenzione, modernità e tradizione.
A Caracas incontra Ricardo Porro e Raul Villanueva e insegna Composizione Architettonica nella locale università, ispirandosi alla lettura di Città in evoluzione di Patrick Geddes, tra i più importanti innovatori in urbanistica. Il testo inizia con l’analisi storica, passa a quella del contesto e del momento attuale per inserire la questione del tema e di come questo fosse stato affrontato in altri tempi. Un punto di partenza da cui articolare i primi passi è costituito dal progetto sviluppato in precedenza, messo a confronto con la nuova realtà fino a generare un “movimento elicoidale” che per successive approssimazioni giunge all’esito finale.
Dopo Caracas accetta la grande sfida a L’Avana, coinvolto con Sergio Baroni da Porro, nel progetto per le Scuole Nazionali d’Arte. Sono anni di grande fermento rivoluzionario e di numerose architetture come l’affascinante Scuola per il Balletto e per la Musica (1961-64) ispirata a Villa Adriana e al Circus di Bath, ma purtroppo non completate per le difficoltà economiche subentrate all’embargo sull’isola da parte del governo statunitense. A seguire, il Progetto per il Monumento alla Vittoria di Playa Giron (1963), la Scuola Tecnico Agraria André Voisin di Guines (1963) che risente della spinta verso la prefabbricazione dovuta all’alleanza con l’Unione Sovietica, e il Padiglione di Cuba all’Esposizione Universale di Montreal (1967) che ha indicato possibili percorsi ad altri progettisti.
Tornato in Italia tra le numerose opere realizzate spicca la sua casa a Milano (1988). Ricrea quindi magiche atmosfere evocando il Liberty nell’Hotel Gallia (1989-94) grazie agli inserti in ferro e vetro. Attenta e sensibile la ristrutturazione del complesso castellare Capecchio (1999). Ed ancora, la bella Casa in Engadina (2012).
Vale la pena tornare al suo capolavoro per far parlare l’autore. Garatti afferma: “Le Scuole sono un’Architettura meticcia: colonialismo, barocchismo, organicismo, funzionalismo. Non eclettismo ma meticciato, una sottile linea separa i due campi, e fa parte della cultura e della consapevolezza dell’autore, anche nell’incoscienza, nella passione del momento, nella convinzione , che ho tuttora, che l’Architettura sia vita”. Anche per queste sue parole va ringraziato l’autore.

In copertina: Luigi Alini, Vittorio Garatti, Opere e progetti, prefazione di Stefano Boeri contributi di Enrico Bordogna, Guido Canella, Hugo Consuegra, Giorgio Fiorense, Luciano Semerari, Jorge Fernàndez Torres, Clean Edizioni, Napoli 2020 pp. 260 con moltissime illustrazioni in b. e n. e a colori €30.00.

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