#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – OTTOBRE 1970 – DI ARCANGELO DI CESARE

Questa cronaca è dedicata all’Architetto che nacque tre anni dopo Charles-Edouard Jeanneret-Gris e morì cinque anni dopo la sua ultima nuotata; non fu solo un Architetto modernista Francese ma anche un paesaggista, un designer di mobili e un urbanista. La sua carriera, e quella di Le Corbusier, furono parallele fino agli anni ’20, per poi divergere clamorosamente come solo una separazione tra due architetti può essere. Il motivo si scoprì essere l’abbandono, da parte di Le Corbusier, di quella connessione tra architettura e impegno politico, tanto cara ad Andrè Lurçat, che, invece, considerava l’architettura come un gesto politico capace di influenzare la società.
Nel tempo si schierò pubblicamente a favore della collettivizzazione e dell’alienazione della proprietà privata, diventando uno dei portavoce della nascente cultura comunista.

Negli anni 30, e grazie all’incarico ricevuto dalla municipalità di Villejuif nella banliue Parigina, ebbe la possibilità di applicare queste sue teorie; spronato dal tema sociale della scuola pubblica per una periferia operaia e contadina e galvanizzato dalla massima fiducia nelle teorie del Movimento Moderno, riuscì a concepire un complesso talmente interessante che per anni fu considerato il manifesto dell’Architettura Francese. Né curò ogni dettaglio con maniacale precisione realizzando quella opera che per molti critici rappresenterà l’apice della sua ricerca.

L’espressività del progetto, la logicità dell’impianto, la concisione laconica e l’efficacia della verifica nel tempo rappresenteranno quelle sottolineature fondamentali ad un testo entrato di diritto  nella storia dell’architettura.

Dopo questo capolavoro fu attratto dall’Unione Sovietica e da quel “Realismo Socialista” che rappresenterà l’occasione per validare i suoi pensieri contro quei cambiamenti dettati dal sempre più crescente capitalismo ma privi di qualsiasi ardore innovativo. Tornato in patria continuò a progettare senza più raggiungere la poesia della scuola di Villejuif.

Il senso di responsabilità civile unito ad una grande integrità professionale furono le sue grandi qualità; non credo che questo abbia reso Lurçat una figura eccezionale, ma se paragonato a molti architetti, attorno ai quali è stata costruita la storia e la mitologia dell’architettura, allora dobbiamo, per tutta una serie di fattori, ricomprendere anche Lui.

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