LETTERA DELL’ARCHITETTO A BABBO NATALE – di Christian De Iuliis

Gentile sig. B. Natale.
Come sta? Di questi tempi non è una domanda retorica. Qui siamo tutti alle prese con questa terribile pandemia.  So che dalle sue parti, in Finlandia, le cose vanno meglio: avete avuto circa 400 morti da Marzo. Qui, a 400 morti, al giorno, stappiamo lo spumante.
A proposito non ritiene che nel suo laboratorio, gli elfi costituiscano un assembramento?. Faccia attenzione che se lo viene a sapere De Luca le manda i carabinieri con il lanciafiamme ad incenerire tutti i lavoretti in legno.
Le scrivo come ogni anno dalla mia posizione di svantaggiato possessore di partita iva, escluso da tredicesime, ristori e buoni spesa. Ci siamo sentiti l’ultima volta, se ricorda, circa un anno fa, le avevo espresso alcune richieste, probabilmente sopravvalutandola, quali la centralità del progetto, la trasparenza dei concorsi, lo snellimento delle procedure e altre amenità di settore.
Considerato il tragico anno che ci è toccato in sorte, abbasserò le pretese.
Ma prima di iniziare volevo sincerarmi che lei possa raggiungermi nonostante i divieti correnti.
Le consiglio dunque di dotarsi di autocertificazione. Credo che per lei possa valere la giustificazione di “comprovate esigenze lavorative”.
Per le stesse limitazioni di cui sopra, ritengo che sarà costretto a lasciare i pacchi nell’androne del palazzo o a lasciarli cadere nel tubo della canna fumaria. Le conviene anche partire un po’ prima perché, come credo sappia, qui dalle 22 scatta il coprifuoco.
Anzi, le conviene fare il giro il 23, che il 24 e il 25 la sua slitta potrebbe avere problemi a spostarsi nello spazio aereo presidiato dai droni decollati dal terrazzo del Viminale.
Tenga pure presente che agli anziani è “fortemente raccomandato” non uscire di casa. E, se mi consente, lei non è più un ragazzino.
Non pensa sia il caso di godersi finalmente la pensione e lasciare l’attività al suo successore Figlio Natale?.
Detto questo veniamo alle richieste.
Modererò le pretese.
In primo luogo ho bisogno di qualcosa per adeguare la mia attività professionale.
Barriere in plexiglass, litri di Amuchina in comodi dispenser, segnaletica, un sanificatore all’ozono, mille mascherine e pazienza, tanta pazienza. Almeno una tonnellata.
Vorrei ricevere la visita di un tecnico informatico che mi registri alle piattaforme telematiche di tutti gli enti, mi apra uno spid, rinnovi la firma digitale, ingrandisca la memoria della mail e se gli resta tempo dia anche una controllatina agli ugelli della stampante. Sempre che ne sia capace.
Vorrei rilievi che alle prime due diagonali si chiudono perfettamente.
Computi metrici preventivi che non hanno bisogno di infinite discussioni.
Può, per cortesia, cancellare la parola “gratis” dal vocabolario? Specie quando è accoppiata alla parola “lavoro”.
Fosse per me, cancellerei anche questa storia del “superbonus” che tanto non ci crede nessuno, ma fai tu.
Caro B. Natale, mi raccomando, sconsigli il legislatore a metter mano alla “semplificazione burocratica”. Lo so, è una richiesta che ogni volta le rinnovo, ma come ha potuto verificare, ogni volta che si mette mano per semplificare, tutto diventa sempre più complicato.
Anzi, le chiedo, non si potrebbe fare un mese all’anno di “liberi tutti”? Ad esempio facciamo che ad Aprile vale tutto, si può costruire qualsiasi cosa senza soprintendenze, funzionari pignoli, vigili e geometri pigliatutto. Ovviamente sarebbe un salvacondotto valido solo per gli architetti. Così, tanto per metterci alla prova.
Se facciamo disastri, ci sbattono in galera e buttano la chiave.
Lo so che non si può fare; ma se può, ci regali almeno delle opportunità.
Faccia in modo che qualcuno si ricordi di noi quando c’è da spartire un incentivo. Non dico che gli architetti debbano scalare la classifica e arrivare al primo posto, ma almeno essere alla pari con i lavoratori “intermittenti”, “a domicilio” e “in somministrazione” già considerati nel “ristori quater”.
Parimenti faccia che si dimentichino di noi i creditori storici, tipo l’Inarcassa.
So che lei non è un medico e che se conoscesse la ricetta del vaccino contro il COVID lo avrebbe già dato a Burioni, ma, le chiedo, nel caso avesse, anche di seconda mano, un vaccino contro il cattivo gusto lo sparga in fretta, magari mischiandolo alla consueta cioccolata calda di Natale.
Già che c’è, dissemini anche un po’ di educazione. Rispetto, tolleranza, comprensione. Se le riesce, autoironia. Specie negli uffici pubblici.
Personalmente desidero anche po’ di puntualità. E’ merce rara, ma mi pare che lei ne conservi ancora delle dosi delle annate migliori. Potrei riceverla adesso?.
Se può, doti il paese anche di un milione di piastrellisti, che ce n’è un bisogno incredibile.
Li può pescare tra i cugini dei committenti, che sanno sempre come fare, innescandone la mutazione genetica.
Scriva lei un DPCM, anzi un DBN, nel quale si riaprono le scuole e la storia dell’arte diventa obbligatoria dai 7 ai 18 anni. Aggiunga almeno un’ora a settimana, magari può sottrarre una mezz’ora di informatica e una mezz’ora di religione, che di fede e tecnologia ce n’è già troppa in giro.
Riporti i giovani nella facoltà universitarie. Li faccia stare insieme. Ai futuri architetti regali il dono della condivisione delle idee. Che possano anche tornare a viaggiare, ché chiusi in casa l’architettura non si impara.
Svuoti le televisioni dai virologi e le riempia di storici dell’arte, artisti, narratori di storie, ottimisti, dubbiosi. Ogni tanto ci ficchi anche un architetto, ma non a Rete4 o da Giletti: non lo farebbero parlare.
Gentile sig. B. Natale, avevo promesso di abbassare le pretese, spero di esserci riuscito.
In cambio posso restituirle il tecnigrafo che regalò a mio padre nel 1967 e prometterle che rilascerò sempre fattura per intero, anche quando il committente mi dirà: “architetto, che me la fate a fare la fattura che tanto non posso scaricare niente?”.
Con immutata stima.
Suo.
Christian De Iuliis (architetto).

P.S.: Si ricorda che l’anno scorso mi portò il timbro nuovo? Bhé, è ancora nuovo!.


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