Incontri – Seconda Parte – Di Angelo Massimo Gulino

IMPONDERABILIA è la performance messa in scena da Marina Abramovic e Ulay nel 1977 presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna. Insieme, come porte viventi, si posizionano sulla soglia d’ingresso della galleria espositiva. Gli spettatori, per entrare nel museo, saranno costretti ad oltrepassare il piccolo spazio tra i corpi nudi dei due artisti, scegliendo istintivamente se rivolgere lo sguardo all’uno o all’altro. L’uomo e la donna si fondono in una sorta di Giano bifronte, la divinità posta simbolicamente nei luoghi di passaggio. Gli artisti vivono quindi sulla propria pelle l’esperienza della soglia e attraverso il contatto guidano il pubblico verso una trasformazione interiore, mettendo in scena una rielaborazione moderna di antichi rituali: più forte è la performance e più forte sarà la trasformazione.


Sin qui ho cercato di raccontare come sia possibile condizionare i comportamenti dell’uomo attraverso la modellazione dello spazio, proporzionandolo esattamente alle dimensioni del corpo umano. Questa ricerca non riguarda unicamente il mondo dell’arte contemporanea, che si evolve dagli inizi del 1900 d.C. ad oggi, ma è presente in altre epoche e culture lontane ed altrettanto meravigliose.

(…) Un vaso è fatto di solida argilla, ma è il vuoto che lo rende utile. (…) Dunque per utilizzare ciò che è, devi utilizzare ciò che non è. LAO TZU

I primi rifugi rustici del Tè furono costruiti in Giappone all’inizio del XVI secolo; spazio isolato e recluso, racchiude in sé il semplice vuoto, memoria della capanna d’eremita. La casa del Tè si trova all’interno di un giardino continuo (roji) che si sviluppa come un percorso, pertanto la disposizione dei suoi elementi ha la funzione di preparare la mente dell’ospite, inducendo in lui lo stato di concentrazione necessario per vivere spiritualmente il rituale legato alla Cerimonia del tè. Il giardino del Tè (roji) è un percorso che deve calmare l’ospite dalla vita frenetica della città. Altro elemento essenziale sono le pietre di passo (tohi-ishi) che tracciano il sentiero, unendo ad una funzione pratica, quella di proteggere reciprocamente il muschio dalla pressione delle scarpe ed i piedi del visitatore da fango, quella spirituale di stimolo ad uno stato di contemplazione, rallentando il passo e favorendo una sosta.


Ma l’elemento più interessante, che lega i CORRIDOI di Bruce Nauman e la performance IMPONDERABILIA di Marina Abramovic e Ulay, è l’entrata della casa del Tè che ancora una volta è un passaggio, una porta in cui occorre piegarsi per passare (nigiri-guchi) perché misura circa 70×70 cm. Questa formidabile porta, è talmente angusta che si è costretti ad inchinarsi o addirittura a rannicchiarsi per entrare; si è obbligati cioè a rendere visibile col corpo una condizione mentale e morale liberata da idee di onore, superbia e potere. Attraversare questo piccolo pertugio rende l’ospite consapevole del suo corpo e piegando le ginocchia si dispone in un atteggiamento d’umiltà.

Porta chiusa, con sasso                                            

Porta aperta

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