#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – AGOSTO/SETTEMBRE 1970 – DI ARCANGELO DI CESARE

A Monaco di Baviera erano programmate le Olimpiadi del 1972, il luogo che doveva accoglierle era l’Oberwiesenfeld, un terreno di 385 ettari; nel 1967 fu bandito un concorso internazionale che vide l’affermazione del gruppo capitanato dall’Architetto Günter Behnisch & Partner.

La vittoria di questo concorso rappresentò una svolta nella ricerca di Behnisch, che, partita affinandosi all’interno di logiche compositive legate al neo-razionalismo, sfociò in una nuova ricerca di configurazioni spaziali innovative. Questo scatto fece maturare quella spinta verso un naturale e spontaneo linguaggio organico-tecnologico che non abbandonerà più.

Come non abbandonerà quella voglia di “fare gruppo”, quell’“& Partners”, che continuerà ad usare nel tempo, ritagliando per sè stesso quel ruolo di sapiente coordinatore capace di rispettare le specifiche competenze e i ruoli di tutti i suoi collaboratori.

Continuerà a progettare, ad insegnare e a manifestare le proprie idee attraverso la realizzazione di democratiche architetture al servizio dell’uomo e della comunità.

Il lavoro del villaggio olimpico di Monaco fu il primo dei capolavori che permise a Behnisch di assumere quella discreta notorietà internazionale che ancora oggi, attraverso il lavoro del figlio e del gruppo di specialisti dello studio, continua imperterrita.

Oggi a distanza di cinquanta anni possiamo dire che il vero capolavoro fu anche la sapiente composizione del gruppo di progettazione che vide coinvolti Frei Otto per la splendida copertura e Günther Grizimek per la progettazione del paesaggio.

Un intero parco con colline, depressioni, bacini d’acqua, percorsi, cavee e coperture interamente create dagli autori ma meravigliosamente naturali, come solo le cose organiche sanno esserlo.

L’architettura di Behnisch rappresenterà la migliore continuazione di quella tradizione organica-espressionistica già declinata da Scharoun, da Fehling e Gogel o da Böhm. Parallelamente sarà capace, attraverso l’uso di nuovi materiali all’avanguardia, di generare nuove forme strutturali che caratterizzeranno il nuovo espressionismo tedesco del XX secolo: quello che, progettando con sicurezza nella tradizione del moderno, arricchì l’architettura con declinazioni a volte High-Tech e a volte Decostruttiviste.

 

In copertina: Munich – Olympiapark, Tiia Monto.
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Munich_-_Olympiapark_3.jpg

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