“Paesaggi in Umbria” – recensione di Mario Pisani

La curatrice, architetto alla Sovrintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria e responsabile della tutela paesaggistica e architettonica del territorio di sua competenza, con la stampa del volume ha fatto sì che i numerosi interventi di quella giornata non andassero dispersi.

Francesco Venezia, in un incontro tenuto anni or sono, ha ribaltato il significato di un detto noto a tutti: scripta manet, verba volant. Normalmente riteniamo che in questo modo si alluda al fatto che si conserva solo ciò che si scrive mentre le parole lasciano il tempo che trovano. Il noto progettista sostiene invece che gli scritti rischiano di ammuffire in qualche angolo polveroso di un deposito, al contrario le parole volando generano nuove esperienze, producono fatti nuovi. Chi ha ragione ?

Il volume in questione raccoglie interventi che vanno dalla pianificazione del territorio “intriso di storia, celebrato dagli scrittori, ammirato dagli stranieri che compivano il viaggio di istruzione in Italia” ai paesaggi modificati, come i borghi della Valnerina. Da quelli archeologici ai paesaggi d’acqua passando in rassegna, come fa Elena Roscini, le bonifiche storiche delle Cascate delle Marmore, fino ai panorami che compaiono nelle tele d’artista, nella pittura rinascimentale. E, in un prossimo incontro, ci piacerebbe leggere anche una riflessione sulle vedute  contemporanee magnificamente dipinte da Luigi Frappi.

L’insieme  rappresenta uno stimolo reale per andare oltre e mettere a frutto le esperienze raccolte. In esse si coglie un fatto essenziale: la tutela ambientale può e deve essere compatibile con lo sviluppo dei territori mentre la rinascita degli stessi, mutilati dalla violenza dei terremoti, deve avvenire grazie alla conoscenza, un sapere foriero del benessere e della qualità degli stessi. Si ricorda che essi, come scrive John Ruskin, “rappresentano il volto amato della Patria”. Aggiungerei, con la consapevolezza di ciò che è ancora vivo e va raccolto e ciò che invece dobbiamo lasciar andare.

Si tratta quindi di una tutela attiva che ferma il continuo consumo del suolo, favorisce il recupero e la riqualificazione dei territori degradati, risana quel patrimonio culturale diffuso particolarmente presente nei piccoli e grandi centri dell’Umbria.

Tra i tanti interventi che mi hanno particolarmente interessato, oltre a quelli sulle straordinarie cascate, la zona del lago di Piediluco, l’isola Polvese e, in particolare, il seducente borgo di Rasilia le cui vicende sono messe a fuoco da Florian Castiglione.

Mi è capitato, oltre che di scriverne su Abitare la Terra, nel numero dedicato al terremoto, di tenere una lezione in Cina, all’Accademia di Hangzhou, accolta con grande interesse, proprio sulla Venezia dell’Umbria. Ringrazio Maria Luisa Guerrini che mi ha fatto scoprire questa incantevole realtà e i fratelli Tonti che, acquistando l’antico lanificio trasformato il centro di iniziativa culturale hanno dato l’avvio alla rinascita di un borgo davvero unico e ineguagliabile.

Un grazie anche alla curatrice e all’autrice del saggio che lo hanno richiamato alla memoria stimolando i lettori ad una visita al borgo.

In copertina: “Paesaggi in Umbria”, Atti del Convegno III Giornata Nazionale del Paesaggio (14 marzo 2019) A cura di Gilda Giancipoli, Morlacchi Editore U.P., Borgoricco 2020, pp. 168 con numerose illustrazioni in b. e n. e a colori. S.i.p.

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