“Learning from Norcia. La Chiesa delle Macerie” – Recensione di Mario Pisani

Il tema dei terremoti, dei crolli, delle rovine accompagna lo scorrere del tempo in un Paese martoriato come il nostro. Il volume di Belardi ce lo rammenta. E lo fa con immagini intensamente drammatiche e una puntuale riflessione introdotta dalla lucida prefazione di Vincenzo Latina.

È vero, dopo il lutto, ci si divide in due partiti. Chi per la ricostruzione vorrebbe adottare le ultime tendenze dell’architettura e chi invece sostiene, come nel bando per ricostruire la basilica di San Benedetto a Norcia, non solo il dove era ma assolutamente come era, come se il tempo fosse trascorso invano e noi vestissimo gli abiti dei nostri nonni. Vito Teti, nel suo struggente testo dove ci parla di Ciò che resta, ci interroga su cosa facciamo dei segni del passato. “Cosa resta e cosa dovrebbe restare, in un mondo in cui tutto corre e si consuma in un giorno e dove le informazioni sono così infinite da rendere difficile capire che cosa conta, cosa è vero? Che senso ha scrutare frammenti, schegge, ultimità nel mondo degli uomini e delle donne dove, forse, l’apocalisse è già avvenuta senza che ce ne siamo resi conto?”
Belardi, nel suo progetto che parte dal crollo della chiesa della Madonna di Cascia a Norcia, uno tra i tanti drammatici episodi del terremoto del 30 ottobre 2016, vuole rendersi conto delle cose e mette a punto un’altra strategia che si focalizza lontana dalle spettacolarizzazione delle ultime tendenze, ma anche sulla discontinuità del nuovo. Un lavoro capace di raccogliere le tracce, le memorie del preesistente. Per fare ciò è giusto, con Latina, partire dalle poetiche riflessioni di Marguerite Yourcenar che, nelle Memorie di Adriano, sostiene: “ricostruire significa collaborare con il tempo nel suo aspetto di ‘passato’, coglierne lo spirito o modificarlo, protenderlo, quasi, verso un più lungo avvenire; significa scoprire sotto le pietre il segreto delle sorgenti”.
Si tratta proprio dell’artificio messo a punto da Belardi che intesse un dialogo intimo e particolare con la memoria di Aldo Rossi e i frammenti dei materiali della demolizione. La stessa comunicazione espressa da Wang Shu  nel Campus dell’Accademia di Belle Arti di Hangzhou a Xiangshan, dove mattoni, tegole, piastrelle di ceramica sono stati chiamati a nuova vita. Perché? La spiegazione si trova nelle pagine del volume Ricorrenze Nascoste di Roger Caillois che scrive: “Le pietre (…) posseggono un non so che di solenne, di immutabile e di estremo, di imperituro e già finito. Sono seducenti per un’intima bellezza, infallibile, immediata, che non deve niente a nessuno: necessariamente perfetta, esclude però l’idea della perfezione, proprio per non permettere approssimazioni, errori o eccessi.
In tal senso, questa naturale, genuina beltà anticipa e supera il concetto stesso di bellezza, ne offre insieme garanzia e sostegno. Il fatto è che le pietre presentano qualcosa di evidentemente compiuto, senza tuttavia che c’entrino né invenzione, né talento, né abilità, nulla di quanto ne farebbe un’opera nel senso umano della parola, e ancor meno un’opera d’arte. L’opera viene dopo, e così anche l’arte; insieme a queste suggestioni oscure ma irresistibili, quasi radici lontane, quasi modelli latenti. Sono segnali discreti, ambigui, che attraverso filtri e ostacoli di ogni tipo ricordano che deve pur esistere una bellezza generale, anteriore, più vasta di quella che l’uomo può intuire, in cui egli trova il proprio godimento e che è orgoglioso di produrre a sua volta”.

Cos’altro aggiungere se non l’auspico per questa opera del passaggio da progetto a realizzazione e che il volume merita l’acquisto ?

Mario Pisani

    

Immagini:
Norcia (Pg), chiesa della Madonna di Cascia dopo il sisma del 30 ottobre 2016, pag 6.
Norcia (Pg), piazza San Benedetto dopo il sisma del 30 ottobre 2016, pag 12.

In copertina: Paolo Belardi, “Learning from Norcia. La Chiesa delle Macerie”, Prefazione di Vincenzo Latina, Foligno, Il Formichiere, 2020, p. 96 con numerose immagini a colori €18,00.

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