Le buone notizie del 2020 eclissate dal Covid19. Due architettrici, Yvonne Farrell e Shelley McNamara, si aggiudicano il Premio Pritzker – di Concettina Ghisu.

In questo 2020 bisesto e funesto ci sono state anche delle buone notizie, una delle quali è l’attribuzione del premio Pritzker a due architettrici dublinesi, Yvonne Farrell (1951) e Shelley McNamara (1952) dello studio Grafton Architects. Per la prima volta, in quarantadue anni di storia del Premio Pritzker, non si è svolta la cerimonia di premiazione in presenza, ma gli organizzatori e le organizzatrici hanno realizzato un documentario su Farrell e McNamara, nel quale le progettiste raccontano la loro idea di architettura (https://youtu.be/h25vJSKWxN4).
Nell’attribuzione del premio si è sottolineata l’importanza del lavoro di Yvonne Farrell e Shelley McNamara in un ambiente ancora prevalentemente dominato da uomini, in cui l’eguaglianza sembra ancora lontana e il nome declinato al femminile praticamente non esiste o non viene usato. Seppur coniato nel seicento, architettrice stenta a diffondersi, soppiantato talvolta dall’orrendo e ridicolo architetta, oppure dal maschile architetto, come è capitato a Milano quando, il 1 ottobre scorso, è stato dedicato un giardino a Franca Helg, descritta nella targa come architetto, urbanista e designer, (pare che il Comune di Milano si sia posto il dilemma, ahimè risolto nel peggiore dei nomi).
Sempre nello scorso ottobre, con debole copertura mediatica, all’Archifest di Colle di Val d’Elsa, si è svolto il convegno Le Architettrici, coordinato da Michela Ekstrom, con la Direzione artistica di Francesca Ameglio. Architettrici, storiche dell’architettura e anche una muratrice hanno raccontato le proprie esperienze professionali e la storia delle pioniere dell’architettura Plautilla Bricci, Lina Bo Bardi, Eillen Gray, Charlotte Perriand e Lilly Reich. Durante il dibattito alla fine del convegno mi ha profondamente colpita la sofferenza delle progettiste – siamo nel 2020! – che hanno raccontato una serie di discriminazioni, che riassumo in una frase: “gli uomini vogliono fare affari con gli uomini”. L’edilizia è legata alla sfera imprenditoriale, e le donne sono più propense a far bene il proprio dovere che all’autopromozione; a parte Zaha Hadid, le archistar sono tutte uomini. Per questo motivo il Pritzker a Yvonne Farrell e Shelley McNamara è una notizia rilevante, da non inghiottire nel dimenticatoio, perché mostra con chiarezza quanto il cammino femminile sulla via dell’architettura sia molto più irto di difficoltà rispetto ai colleghi uomini.

Ma parliamo ora delle due vincitrici del Pritzker, notizia da festeggiare.

Shelley McNamara ricorda che la sua vocazione infantile per l’architettura inizia nell’enorme dimora del XVIII secolo, sulla strada principale di Limerick, dove la zia gestiva una piccola scuola montessoriana, e, ancora, nella farmacia dello zio, rivestita di mogano. Questo ha suscitato un senso di meraviglia su cosa potesse essere una casa e ricordo vividamente la sensazione di spazio e luce, che è stata una rivelazione assoluta per me. Yvonne Farrell è cresciuta a Tullamore, nella contea di Offaly, in Irlanda, una città di strade, piazze, magazzini in pietra, case rurali e un canale che taglia orizzontalmente il paesaggio. Fuori dal centro abitato, una foresta di querce rende il contatto con la natura ancora più tangibile.
Yvonne incontra Shelley McNamara alla School of Architecture del Dublin University College (UCD), dove entrambe si formano secondo l’orientamento di scuola razionalista dei docenti, laureandosi nel 1976.
Da quel momento Farrell e McNamara concilieranno il lavoro di progettiste con l’insegnamento all’UCD, dove diventeranno docenti associate solo nel 2015. Insegnare per noi è sempre stata una realtà parallela – commenta Farrell, restituendoci l’essenza della docenza – Ed è un modo per cercare di condividere la nostra esperienza e donarla alle altre generazioni che stanno arrivando, in modo che abbiano effettivamente un ruolo nella crescita della cultura progettuale. Quindi è una cosa a doppio senso, impariamo dagli studenti e si spera che gli studenti imparino da noi.
Farrell e McNamara hanno ricoperto la cattedra Kenzo Tange all’Harvard Graduate School of Design (2010) e la cattedra Louis Kahn alla Yale University (2011); sono state docenti all’École Polytechnique Fédérale de Lausanne e all’Accademia di architettura di Mendrisio.

Nel 1978, Farrell e McNamara, insieme ad altri tre soci, fondano la Grafton Architects, che prende il nome dalla strada del loro ufficio, per sottolineare la gerarchia del luogo rispetto alle persone, una scelta di umiltà (molto femminile), e anche lungimirante: i luoghi restano, i partners degli studi di progettazione cambiano. In Irlanda si devono alla Grafton Architects progetti significativi come il North King Street Housing (Dublino, 2000); l’Urban Institute of Ireland, University College Dublin (2002); il Solstice Arts Centre (Navan, 2007); la Loreto Community School (Milford, 2006); gli Uffici per il Dipartimento delle finanze (Dublino, 2009); e la Medical School dell’ Università di Limerick (2012).

L’Italia ha il grande merito di aver riconosciuto il talento di Farrell e McNamara in largo anticipo sul Pritzker, quando, dodici anni fa, le assegna la prima commissione internazionale lontano dall’Irlanda: il nuovo edificio dell’Università Bocconi di Milano, situato tra viale Bligny e via Roentgen, premiato come World Building of the Year al World Architectural Festival del 2008, a Barcellona. Da allora sono seguiti altri progetti internazionali, con altrettanta acclamazione da parte della comunità di progettiste e progettisti: il Campus Universitario UTEC a Lima (2015) è stato insignito dal RIBA (Royal Institute of British Architects) International Prize nel 2016; recentemente sono stati completati l’Institut Mines Télécom a Parigi (2019) e la School of Economics dell’Università di Tolosa (2019).

Grafton Architects ha ricevuto il Leone d’argento della Biennale di Venezia 2012 per la mostra Architecture as New Geography. Farrell e McNamara sono stati nominati co-curatori 2018 per la 16^ Mostra Biennale Internazionale di Architettura di Venezia, con il tema FREESPACE.

Concettina Ghisu, storica dell’architettura e docente. Ha vissuto tra Milano, dove si è specializzata in Storia dell’Architettura alla Cattolica e ha lavorato al Politecnico, e Cagliari, dove insegna negli indirizzi Architettura e Ambiente e Design industriale al Liceo Fois. Si occupa di architettura al femminile.

In copertina: Università Luigi Bocconi, Milan, Italy – 65,000m2, 2008 – Completed.
Immagini:
1. University of Arkansas, Timberlands Center for Design, Fayetteville, Arkansas with Modus Studio(5,150m2).

2. Parnell Square Cultural Quarter, Dublin, Dublin City Library, Cultural Building and Public Space with Shaffrey Architects (11,500m2).
3. 4. 
London School of Economics, The Marshall Building LSE, 44 Lincoln’s Inn Fields, London (Under Construction).

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