Incontri – prima parte – di Angelo Massimo Gulino

Il silenzio è qui. Abbiamo spesso detto quanto caotiche e rumorose fossero le nostre metropoli e oggi che tutto il pianeta Terra sta’ ascoltando il silenzio dal balcone di casa, diciamo maledetto lockdown! Abbracci e incontri sospesi, nell’attesa del ritorno, quando come due amici eravamo insieme.
Allora andiamo?
Andiamo.

Non si muovono.

Il silenzio sussurra all’immaginazione incontri impossibili mescolando il passato all’intuizione del futuro, nella ricerca di uomini straordinari che in modi diversi cercano di risvegliare l’uomo dal torpore delle metropoli.
                                              «Il vero artista aiuta il mondo rivelando verità mistiche»
Così recita la scritta al neon del 1967, una delle opere-simbolo di Bruce Nauman, ora esposta a Malaga. La ricerca delle verità nascoste che si celano dietro i meccanismi sociali è infatti per lui uno sforzo costante, quasi un impegno preso nei confronti del pubblico. Tra il 1968 e il 1970 Nauman realizza una serie di opere che chiama CORRIDORS, sintesi tra arte e architettura, tra corpo e spazio. Il tema dei Corridoi segue due direzioni parallele: la videoinstallazione e l’installazione senza monitor.

Live-Taped Video Corridor
è la videoinstallazione realizzata nel1970: si tratta di una struttura praticabile, scomoda, per alcuni claustrofobica, lunga circa 5 metri e larga circa 50 cm, che è più o meno l’ampiezza delle spalle del visitatore, costretto quindi a movimenti obbligati, potendo solo andare avanti e tornare indietro. In fondo si trovano i due monitor sovrapposti, entrambi mostrano l’immagine dell’interno del corridoio: l’uno, quello più in basso, ne dà una versione preregistrata che lo presenta vuoto, come uno specchio ne prolunga la profondità e il volume. L’altro, invece, per effetto della videocamera a cui è collegato, posta in alto poco prima dell’ingresso, trasmette in diretta l’immagine, ripresa di spalle, di chi lo attraversa, così la figura dello spettatore si allontana man mano che si avvicina al monitor. Secondo l’artista vedersi da dietro può essere causa di irritazione. Inoltre, il senso di alienazione indotto dal camminare via da voi stessi è intensificato dall’ essere chiusi in un corridoio stretto. Qui, l’orientamento razionale e l’insicurezza emozionale si scontrano l’uno con l’altra.

Green Light Corridor (1970), è una delle tante versioni realizzate da Nauman utilizzando la semplicità schematica delle due pareti verticali bianche e lisce, in estensione dal pavimento al soffitto, in risonanza con l’uso di luci fluorescenti.
L’installazione, priva di monitor,è uno stretto passaggio di dimensioni variabili, approssimativamente di 3 m x 12.2 m x 30.5 cm (10 x 40 x 1 feet), inondato di luce verde fluorescente proiettata dall’alto. La larghezza del corridoio è di molto inferiore all’ ampiezza delle spalle di chi lo percorre; in tal modo l’artista costringe lo spettatore ad assumere una posizione del corpo fuori dal comune, non conforme al modo attraverso il quale siamo sempre stati abituati a percorrere un passaggio. Questa limitazione imposta dall’artista dona al pubblico un nuovo punto di vista rispetto alla realtà circostante.

Green Light Corridor (1970)

 

 

 

 

 

 

 

Bruce Nauman è interessato ad alterare le comuni percezioni, usando una tecnica di disorientamento. Ricerca simile è sperimentata dall’artista italiano Gianni Colombo a partire dal 1974 con le opere che egli chiama Bariestesie. Emerge con chiarezza il bisogno di estrema sperimentazione che caratterizza gli anni Settanta del Novecento, sprigionando una forza esplosiva che ancora oggi rimbomba nell’aria. L’eco di tali tensioni creative viene percepita da una coppia di artisti, insieme nella vita e nel lavoro, che vivono la pratica dell’arte utilizzando come mezzo espressivo il proprio corpo. Stiamo parlando di Marina Abramovic e Ulay che nel 1977 si trovano a Bologna per realizzare la performance IMPONDERABILIA.

Scrivi un commento