Il nutrimento dell’architettura [2.32] – di Davide Vargas

Al Museo Madre di Napoli è allestita la mostra sulle “Piccole fantasie quotidiane” di Alessandro Mendini. Le sale sono illuminate come in un’istallazione di Dan Flavin. Gli oggetti “emozionali” e i tratti sottili e arguti dei disegni campeggiano nella luce verde, arancione, celeste, gialla, rosa.  Un vapore colorato occupa l’intero volume delle aule, hai la sensazione di attraversare un solido soffice e percorrendo la successione cromatica entri in una relazione con le opere più complessa. Da colore a colore, si può dire. I temi visivi degli oggetti di Mendini sono le forme, le superfici, i volumi, i riflessi, i rimandi archetipi, le intersezioni e i COLORI. Gli stessi della Villa Comunale e delle stazioni della metropolitana. Gli intenti coincidono, l’architettura per Mendini introduce nel paesaggio della città una dissonanza e il design nell’universo domestico una nota “anormale”. La giornata è coperta ma tra le nuvole si infilano i raggi di luce che scendono paralleli come fasci e disegnano oculi luminosi sulla linea di mare all’orizzonte. Da qui non si vede ma accenderanno gli stessi colori delle case dei pescatori sulle isole del golfo, tenui come pastelli.
La mostra è stata prodotta dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee della Regione Campania, in collaborazione con Elisa e Fulvia Mendini e l’Atelier Mendini, a cura di Gianluca Riccio e Arianna Rosica.

 

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