#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – MARZO 1970 – di Arcangelo Di Cesare

Nel fascicolo di marzo 1970 vengono presentate alcune opere di un architetto poliedrico, fantasioso ed irrequieto: Aldo Loris Rossi.

Si definiva: “Anarchico, libertario, espressionista e futuribile, ateo e amico di Marco Pannella dal 1958” ed era una voce assolutamente fuori dal coro, sia accademico che professionale.

Era lontano dalle logiche partitocratiche capaci di “spacchettare” incarichi e dal modo espressivo, con cui i suddetti architetti incaricati, eseguivano le lottizzazioni assegnate.

La severità con cui giudicava il lavoro dei colleghi, che definiva “scatolari”, gli determinò quella condizione di isolamento da cui ne uscì comunque con dei capolavori assoluti, capaci di emergere nel territorio campano devastato da una stratificazione incontrollata e incontrollabile.

La sua fu una architettura affascinante in cui gli organismi erano determinati dal gioco tridimensionale delle resistenze statiche conseguenti alle esigenze tecnologiche, in cui le articolazioni spaziali complesse erano ottenute compenetrando i molteplici livelli funzionali e in cui la rappresentazione era affidata a poetici disegni e prospettive, ancor oggi, più efficaci di qualsiasi motore di renderizzazione.

Parallelamente a questa sua attività professionale si prodigò molto per contrastare il degrado ambientale e la crisi delle nostre città. 

Per lui l’architettura era una sorta di organismo vivente e gli edifici non dovevano imporsi ma identificarsi con l’ambiente. La voglia di rottamare tutta quella edilizia post-bellica senza qualità, interesse storico ed efficienza anti-sismica era una delle sue fissazioni, ricostruire tutto secondo nuovi criteri, piuttosto che cercare di rimediare dopo ogni disastro o terremoto, era la sua convinzione.

In un paese che per metà giace su terreni ad elevato rischio sismico, in cui i costi di ricostruzione sono spaventosi e la frequenza sismica imbarazzante la tesi di Aldo Loris Rossi può sembrare ancora oggi una visione utopica?

Solo per questo avrebbe diritto ad un posto nell’olimpo degli Architetti italiani del Novecento ma forse ha un “Loris” di troppo nel nome……

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