#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – APRILE 1970 – di Arcangelo Di Cesare

Il grande rivoluzionario sovietico era morto da tre anni quando Ivan Leonidov, nel 1927, si laureava con una tesi avente come tema la realizzazione dell’Istituto Lenin sulle colline dei Passeri a Mosca.

Il relatore era Aleksandr Vesnin che fu il primo a capire le potenzialità del giovane Architetto e la tesi fu da subito molto apprezzata tanto da essere selezionata per una mostra di architettura a Mosca insieme alla torre di Tatlin e al padiglione Parigino di Melnikov.

Come ogni grande artista, Leonidov creò un suo vocabolario di forme che sviluppò e potenziò cristallizzando questi elementi in soluzioni architettoniche ardite.

L’interazione spaziale e l’intersezione di semplici corpi geometrici in un sistema di tre ortogonali era il campo applicativo preferito da Leonidov e, sarà proprio nella sua tesi, che queste tematiche raggiungeranno la massima espressione; più edifici, divisi in volumi separati posizionati lungo gli assi principali X-Y, si raccordavano intorno ad una grande sfera sollevata dal suolo, in una apparente semplicità che, contrapposta alla dinamica tridimensionale e al movimento centrifugo, era capace di determinare una composizione architettonica di straordinaria raffinatezza.

Il complesso era costituito da una torre (biblioteca per 15 milioni di volumi), da bassi edifici a piastra (spazi di lavoro e lettura) e da una costruzione sferica (librata nell’aria) che doveva essere un auditorium per 4000 persone; l’istituto era collegato alla città mediante una sopraelevata che, oltre a permettergli di superare il fiume ne enfatizzava il concetto di movimento.

L’aspirazione a dominare le forze di gravità e a conquistare lo spazio aereo architettonico era il credo che Leonidov non abbandonerà mai e questo impegno a proiettarsi verso il cielo e l’eternità, dal profondo significato simbolico, sarà la base del suo sogno.

Nel 1930, e a soli 28 anni di età, il VKhUTEIN organizzò in un dibattito sulla figura di Leonidov: il suo lavoro fu oggetto di critiche offensive e fu tacciato di essere un “sognatore di carta” che aveva perso il contatto con la realtà e un “pedagogo senza futuro” che poteva avere un’influenza dannosa sulla formazione dei futuri architetti. 

La sua capacità di sognare resta li a dimostrarci la grande impresa che svolse in tutta la sua vita: creò moltissimo, oltre a suggerire molto agli altri. Pochi architetti hanno ottenuto di più.

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