Il nutrimento dell’architettura [2.30] – di Davide Vargas

Il contesto è il palinsesto di tutte le contraddizioni delle periferie. Il sole della controra inonda la luce di un pulviscolo brillante che accende le cose e le rende desolate. Tutto appare più aspro. Questo pezzo di sud è così senza mezzi termini, i palazzi incombono sulle strade con infilate di balconi e nei varchi si insediano distributori e autodemolitori. Quando mi avvicino al viadotto lo scenario cambia. Una rivendita di piante e fiori quasi a ridosso dei piloni ha lasciato crescere un tappeto verticale di edere verdi e carnose che si arrampicano e poi si distendono aggrappandosi alle travi fino ai guard rail. Infine pendono come filamenti. Il viadotto passa rasente alle case e le edere tra poco diventeranno rosse come sui muri di cinta alti e minacciosi.  Gli uomini ci provano a vituperare la natura ma poi basta un seme e la sua vitalità si riappropria della scena. Ogni manifestazione della natura, anche le più distruttive, altro non sono che vitalità. E tu che passi trovi il beneficio di una pausa alla fatica della vista a reggere il confronto. Nell’aiuola un ciuffo di foglie lanceolate nasconde dei fiori bianchi che resistono all’ombra delle strutture.

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