Igea o Panacea: medicina e architettura – di Marco Ermentini

Asclepio, il dio-uomo della medicina nella mitologia greca ha generato due figlie. Igea ha il compito di tutelare la salute prevenendo le malattie e i danni fisici con una condotta di vita corretta. Panacea, l’altra figlia, è la dea della guarigione ottenuta per mezzo dei farmaci.

Igea e Panacea simboleggiano la contrapposizione tra le due idee della salute: stile di vita e farmaco. Queste dee sembrano figure lontane e astratte, ma se ci pensiamo bene, sono proprio la base profonda di ciò che ci è accaduto in quest’anno di terribile pandemia.

Il paragone tra l’arte medica e l’architettura ha una lunga storia. In realtà sia la medicina sia l’architettura non sono scienze, ma discipline basate sulle scienze da esercitare in un mondo d’incertezze e la figura dell’architetto, analogamente a quella del medico, deve possedere caratteristiche di sintesi peculiari: serve competenza ma anche umanità. Così il necessario cambiamento nella medicina alla luce della pandemia potrebbe comportare una grande svolta anche nell’intervento sul costruito. Non più solo terapia di emergenza ma un’azione di cura, di manutenzione di tutto il comparto dell’abitare, il ruolo del progettista cambia sostanzialmente: da guaritore a curatore. Non servono più interventi massicci e risolutivi ma cure più lunghe e sofisticate. Certo, Panacea è importante ma ci serve, eccome, anche Igea.

 

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