Architettura di genere, energia femminile: tasselli di una Storia ancora non scritta. Conversazione a tutto campo con Ernesta Caviola – di Federica Caponera

“Svelare l’eredità nascosta delle donne partendo da precise strategie culturali ed operando una vera e propria ricostruzione mentale ed educazione sentimentale all’architettura.”

Ne parliamo con Ernesta Caviola, socia fondatrice di “Architettrici” e una delle ideatrici della Stanza delle Architettrici, in calendario il 3 ottobre p.v. al “2050 ArchiFest” Colle di Val d’Elsa (SI).

Donne che parlano di donne. Quanto è efficace oggi?

Abbiamo bisogno di sentire la nostra voce e di raccontarci. In modalità anglosassone lo storytelling è fondamentale per aumentare l’empowerment. Detto in altri termini: molto spesso viviamo proprio sulla nostra pelle la sensazione di essere ignoti a noi stessi. Parlando di donne, tra donne, costruiamo un linguaggio e questo è più importante dell’efficacia. Nel tempo modificheremo le cose ed arriverà pure l’efficacia.

Come e quando nasce la vostra idea di “futuro”?

Architettura è sostantivo femminile. Nelle usanze del nostro presente è declinata prevalentemente al maschile. “Architettrici” nasce dalla convinzione che il futuro ci regalerà un’architettura di genere diffusa e soddisfacente. Desideriamo comunicare il più possibile conoscenza e vorremmo creare massa critica.

La bambina del film “L’esorcista”, 1973, guardando Jason Miller che cerca di piegarla al suo volere chiedendole di dimostrare la sua potenza risponde: “Nel tempo”. “Architettrici” è un’ipotesi di costruzione di questo tempo, se possibile fuori dalle manipolazioni e nella certezza di poter avere seconde, terze, infinite chance. Lavoriamo “Nel tempo”. Bon courage.

Perché “Architettrici”?

Sentivamo profondamente la necessità di dare voce al contributo creativo delle donne in architettura e quindi nel 2020 fondiamo “Architettrici” grazie alle energie di Francesca Ameglio, Raffaella Aragosa, Ernesta Caviola, Michela Ekstrom e Daniele Vergari.

“Architettrici” debutta il 3 ottobre 2020 grazie al “2050 Archifest: abitare il mondo altrimenti” il Festival dell’Architettura di Colle di Val d’Elsa promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del MIBACT. La scelta del nome Architettrici nasce da un esigenza genealogica, il nostro bisogno di evidenziare un filo rosso di architettura di genere che arriva da lontano.

“Architettrici” intende promuovere e valorizzare il pensiero femminile attraverso lo storytelling, l’arte del racconto e la condivisione di pensieri e parole nei diversi campi sociali, culturali ed artistici per una presa di coscienza collettiva su un tema importante per tutti noi, donne e uomini: la capacità di creare bellezza e futuro attraverso l’architettura.

Gli obiettivi principali di “Architettrici” sono:
conoscere e riconoscere il contributo femminile: svelare l’eredità nascosta delle donne partendo da precise strategie culturali ed operando una vera e propria ricostruzione mentale ed educazione sentimentale all’architettura.

superare le differenze di genere: portare avanti una “politica” di riunificazione del sapere e un tentativo di superamento della semplice dicotomia. Andare oltre per contrastare l’ideologia dell’antagonismo bellicoso.

condividere nuove visioni di futuro: attraverso il femminile è possibile trovare nuove parole e inventare nuovi metodi.

-creare un archivio di posizioni sul lavoro delle donne nell’Architettura in Italia e all’estero: una fonte preziosissima di notizie e materiali, a beneficio di tutti, estremamente utile per il superamento di questo difficile presente e per ispirare visioni di futuro possibile.

Cosa vedremo ad Archifest 2050?

Il 3 ottobre a Colle di Val d’Elsa si parlerà di muratrici, di carpentiere medioevali, del mitico gruppo Vanda, che a Milano negli anni’90 ha immaginato una città femmina. Sarà rievocata l’architettura pensata e costruita da donne, a partire da Plautilla Bricci, architettrice del Seicento, arrivando a Flora Ruchat-Roncati. Visualizzeremo spazi e contenuti teorici, attraverso il lavoro di ricerca di Eileen Gray e Charlotte Perriand, Lilly Reich e Lina Bo Bardi. Sette studiose, cinque ARCHITETTRICI e una giovane muratrice, attiveranno uno storytelling genealogico intorno all’architettura femminile. Nell’aria risuoneranno voci d’architettrici.

Le donne cambieranno il mondo?

Si, come ti dicevo prima: nel tempo…

L’architettura femminile non appartiene né al passato né al presente, appartiene al futuro.

Un’architettura che vi definisce?

La Maison del thé a Parigi di Charlotte Perriand.  Evidenzia alcuni temi fondamentali dell’architettura di genere. A Colle di Val d’Elsa ne parleremo diffusamente.

Ci vediamo al “2050 Archifest: abitare il mondo altrimenti”…

 

Ernesta Caviola, Architettrice e Dottore di Ricerca con una tesi dal titolo “Il destino dell’architettura. La rivista Casabella 1930 – 1936. L’invenzione di un linguaggio per immagini.” Il suo lavoro di ricerca si svolge attraverso la regia e la fotografia analogica a banco ottico. Le sue immagini fotografiche sono state pubblicate sulle maggiori riviste di settore e non, in Italia e all’estero. I suoi cortometraggi d’architettura, prodotti da AGI e da The Piranesi Experience sono stati selezionati nei festival internazionali. “Senza Orfeo” ha vinto la sezione Architettura del Athens International Short Film Festival Psarokokalo. Ha collaborato come consulente scientifico alla mostra Lina Bo Bardi in Italia “Quello che volevo era avere Storia” a cura di Margherita Guccione tenutasi al MAXXI di Roma dal 19-12-2014 al 03-05-2015, suo è il corto “LINA” cuore della mostra. Ha curato una decina di monografie a carattere architettonico ed ha scritto articoli e saggi sulle trasformazioni dei codici in architettura. È socia fondatrice di “Architettrici” che si occupa di veicolare il contributo femminile in architettura e una delle ideatrici della Stanza delle Architettrici a “2050 ArchiFest” a Colle di Val d’Elsa.

In copertina: Charlotte Perriand, Maison de thé sur l’esplanade de l’Unesco, Paris, 1993. Entrée de la Maison de thé ©Pernette Perriand-Barsac, Jacques Barsac,/AChP.

 

 

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