Architettura al femminile: Sandra Barclay / Marta Maccaglia / Elizabeth Añaños – di Gabriele Tessari

Riflettendo sul tema “Architettura al Femminile” mi è venuto spontaneo pensare  se vi sia o meno differenza di genere in architettura.  Probabilmente in passato esisteva questa strana considerazione, come in altri in ambienti professionali e nella società, così, per sentito dire. Oggi voglio raccontare l’architettura contemporanea intervistando tre architette; Sandra Barclay, Marta Maccaglia e Elizabeth Añaños. Hanno in comune la Professione, il Perù, la sua Gente, la Cultura Peruviana, il Territorio, il Paesaggio, la Città  e  l’Architettura…

SANDRA BARCLAY

Sandra Barclay | 1967 Nasce a Lima (Perù). 1990 Si Laurea in Architettura presso l’URP (Lima). 1993 Si Laurea come architetto presso l’Ecole d’Architecture de Paris-Belleville (Francia). 1993 Riceve il Premio Robert Camelot per la migliore tesi di architettura in Francia. 2000 Fulbrignt Foundation e AIA Fellowship. 2006 È Docente presso la Pontificia Universidad Católica del Perú. 2012 Partecipa per il Perù alla 13a Biennale di Venezia. 2013 Master in Territory and Landscape, Universidad Diego Portales (Cile). 2016 È Cocurator del Padiglione Peruviano alla XV Biennale di Venezia. Riceve il Premio Architetto dell’anno 2018, Women in Architecture, Architectural Review, Londra. Honorary Fellow dell’American Institute of Architects e Foreign Honorary member della French Académie d’Architecture 2019 Norman Foster Visiting Professor of Architectural Design, Yale University.

Lugar de la Memoria, Lima Ph: Jean Pierre Crousse

GATE: Cosa ti ha portato ad intraprendere la carriera di architetta?

S.B. Mio padre è un architetto e fin da piccola sono stata a contatto con questo realtà dove tra le esperienze che mi hanno  segnato sono state le visite ai lavori della nostra futura casa da lui progettata. Ricordo la felicità di vedere come si costruiva il progetto di casa, un’emozione unica, tale da sembrare un gioco di prestigio e allo stesso tempo estremamente reale. Il metodo artigianale del costruire con i  mattoni e il cemento, il cantiere, la polvere, il caos, ha generato in me un’intensa attesa avvolta di atmosfera emotiva. Il ricordo di questa esperienza mi ha fatto scegliere questa professione.

GATE:  Cos’è per te l’architettura?

S.B. L’architettura è una professione incredibile con la capacità di trasformare situazioni, luoghi e persone, rivelando possibilità latenti. Come architetti dobbiamo lavorare con empatia, metterci nei panni dell’altro e immaginare questa trasformazione con la massima cura possibile affinché il risultato non solo risolva le carenze ma influenzi anche un profondo benessere nelle persone. Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo lavorare con le risorse necessarie e soprattutto con ciò che abbiamo a disposizione, lo spazio, la luce naturale, le ombre e il nostro clima favorevole.

GATE: Quali sono gli aspetti positivi e negativi che hai riscontrato nel percorso professionale, in relazione alle aspettative iniziali e alle esperienze vissute?

S.B. Andare a studiare in Francia e poter osservare da un’altro punto di vista la mia realtà mi ha concesso la distanza necessaria per avere uno sguardo critico su certe situazioni e realtà, un osservatorio per valutare vantaggi che prima passavano inosservati. I progetti residenziali per singole case, sono stati un incredibile laboratorio per testare nuovi concetti abitativi; i progetti di edilizia collettiva ci hanno dato l’opportunità di consolidare queste idee mentre costruiamo la città e le grandi soddisfazioni derivano dall’aver avuto l’opportunità di realizzare edifici pubblici, tra i quali il più importante, il “Luogo della Memoria”, luogo di riconciliazione per tutti i peruviani, occasione per conoscere il territorio e lavorare con la Memoria del Luogo.

 

MARTA MACCAGLIA

Marta Maccaglia | Si Laurea come Architetta all’Università La Sapienza de Roma. Lavora in Perù dal 2011 a progetti di architettura e cooperazione. È la fondatrice dell’associazione Semillas, co-fondatrice dell’ufficio PLAN A 0-100 e docente presso l’Università UCAL. Ha vinto: il World Prize for Sustainable Architecture nel 2018 a Parigi, dalla Cité de l’Architecture et du Patrimoine riconosciuta dall’UNESCO; Il Internazionale ASF AWARD 2019 in Thailandia; è stata nominata per la Triennale di Lisbona nel 2019. I suoi progetti hanno ricevuto diversi riconoscimenti alla Biennale di Quito, alla BIAU (Biennale Iberoamericana di architettura e urbanistica), tra altri.

Ph:: Paulo Afonso.  Proyecto: Escuela secundaria de Chuquibambilla.  Arquitectura: Marta Maccaglia, Paulo Afonso, Nacho Bosch, Borja Bosch

GATE: Cosa ti ha portato ad intraprendere la carriera di architetta?

M.M.  Se ricordo bene, mi ha suggerito questa carriera il mio insegnante di discipline artistiche al liceo. Ma quella che mi ha influenzato di più, tanto da intraprendere la carriera di architetta nel contesto in cui lavoro con Semillas (nell’Amazzonia peruviana sviluppando progetti collaborativi) è stata mia madre. Quando ero piccola volevo una casa delle bambole, non c’erano soldi per comprarla e lei ne costruì una per me, con le sue mani, usando cartone riciclato; da quel momento avevo la casa delle bambole più bella del quartiere. Questo atto è un grande riferimento per me!

GATE:  Cos’è per te larchitettura?

M.M.  Impara e dai il tuo contributo. Viviamo in un mondo diseguale e ingiusto. In Semillas riflettiamo costantemente sui temi che affrontiamo e sulle responsabilità che abbiamo come esseri umani, cittadini e architetti. Vediamo l’architettura come una espressione culturale, un mezzo per migliorare la qualità della vita delle persone. Crediamo che la partecipazione sia l’unico mezzo per generare sviluppo e creare una base per l’uguaglianza. Con la nostra esperienza intendiamo che l’architettura, va ben oltre l’oggetto costruito! Dietro il costante lavoro incontriamo processi molto preziosi: scambi di conoscenze, sviluppo del metodo pratico tradizionale, sperimentazione, ricerca, studio di tecnologie alternative e materiali. Grazie a questi costruiamo il vero significato che vogliamo dare all’architettura: rapporto tra sapere e tecnica come prassi del costruire, mantenendo un forte legame con la tradizione, valorizzando le risorse locali, fornendo il comfort ambientale prediligendo la fruizione pubblica.

GATE: Quali sono gli aspetti positivi e negativi che hai riscontrato nel percorso professionale, in relazione alle aspettative iniziali e alle esperienze vissute?

M.M.  Sono italiana e ho studiato nella bellissima Roma. Le mie aspettative di carriera erano radicalmente diverse dalle mete sino ad oggi raggiunte. Mi sono specializzata nella progettazione d’interni e spazi espositivi; immaginavo di progettare mostre e gallerie d’arte. Arrivata in Perù un anno dopo aver lasciato la carriera accademica, tutto è cambiato. Qui ho imparato a disimparare e mettere in discussione tutto. La prima cosa che ho imparato è stata quella di mettere in discussione i preconcetti dalla cultura contemporanea europea. Ho riattivato tutti i sensi ad un nuovo apprendimento, questa è stata la chiave per Semillas (l’organizzazione che guido). Abbiamo fatto questo percorso camminando. Attraverso la ricerca, l’osservazione del territorio e il dialogo con le persone abbiamo ampliato le nostre conoscenze ed esperienze, fino ad affinare una metodologia di intervento che unisce le persone e generando architetture inattese, attivi spazi da abitare, che donano emozioni a chi ne fa uso. All’inizio non ci rendevamo conto dell’impatto che veniva generato. Ora, cresce la consapevolezza, così cerchiamo la collaborazione di attori locali, aziende locali, associazioni indigene, ecc. per “costruire” sogni comuni e realizzarli.

 

ELIZABETH MILAGROS AÑAÑOS

Elizabeth Milagros Añaños Vega | Si è Laurea con Lode presso la Pontificia Universidad Católica del Perú (2008). Ha partecipato a diversi concorsi pubblici, in cui ha ottenuto importanti riconoscimenti, a livello nazionale e internazionale. Allo stesso modo, è stata premiata per il progetto della Scuola Santa Elena de Piedritas alla Biennale di architettura iberoamericana di Rosario nel 2014 e ha ricevuto l’Esagono d’Oro nel 2016, il più alto riconoscimento Nazionale assegnato dal’Ordine degli Architetti del Perù, un premio che riceve in qualità di Responsabile Plan Selva. È stata Direttore Esecutivo del Programma Nazionale per le Infrastrutture Educative del MINEDU ed è attualmente Consulente su temi di produzione e sviluppo di interventi in materia di investimenti pubblici presso l’Ufficio Ministeriale del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Ph:: Programa Nacional de Infraestructura Educativa

GATE: Cosa ti ha portato ad intraprendere la carriera di architetta?

E.M.A.V.  A 17 anni non ero ancora a conoscenza di quello che volevo esattamente fare, tanto meno conoscevo direttamente le funzioni dell’architettura. Quello che ricordo è di avere avuto un’attitudine per le discipline artistiche e andavo molto bene nelle materie scientifiche. In quel momento per me la cosa più importante era completare il percorso di studi, in quanto disillusa dall’idea convenzionale di intendere l’architettura. Alla guida di bravi insegnanti e alcuni viaggi che ho avuto la possibilità di intraprendere, ho capito quanto tutto ciò che immaginiamo come progetto può realizzarsi, così essere costruito. C’è una frase di Fruto Vivas che riassume il mio atteggiamento in rapporto alla professione di architetto: “Chi prova l’assurdo vince l’impossibile”.

GATE:  Cos’è per te larchitettura?

E.M.A.V.  Recentemente, ho trovato la frase che meglio definisce per me cos’è l’Architettura: “proiettare dispositivi”. Secondo Foucault, i dispositivi non sono esclusivamente corpi, ma una rete e le relazioni tra i suoi componenti; include una più strategica natura di processi. Questo rivela il modo in cui l’architettura espande i suoi limiti alla progettazione di oggetti, relazioni, regole e processi programmabili a scale differenti. Questo concetto è ancor più dinamico; un concetto aperto e in costruzione, è una nuova scommessa alle sfide che la contemporaneità ci pone, comprese le pandemie. Le competenze dell’architettura possono creare politiche pubbliche e trasformare i territori, così come progettare pezzi di valore e significato a scala variabile.

GATE: Quali sono gli aspetti positivi e negativi che hai riscontrato nel percorso professionale, in relazione alle aspettative iniziali e alle esperienze vissute?

E.M.A.V.  Ogni progetto ha i suoi aspetti positivi e negativi, la cosa interessante dell’apprendimento è come vengono capitalizzate le sconfitte. Un’esperienza unica è stata il mio ultimo progetto: dirigere le politiche pubbliche dell’infrastruttura educativa nello stato peruviano da giovane e da donna. Fino a prima di questa posizione non era stata così consapevole di quanto fosse difficile condurre, negoziare, in uno spazio ruvido, uno per molto tempo occupato da uomini; ciò ha reso necessario essere più strategici e lavorare il doppio. Estenuante! Tuttavia, è importante che le nuove generazioni capiscano lo sforzo che stiamo impegnando verso l’apertura di una strada. Questo è sufficiente per affrontare nuove sfide!

 

Gabriele Tessari ,Venezia Set.2020

GATE | Gabriele Tessari, Architetto di Verona, si laurea con Lode presso l’Università Iuav di Venezia nel 2018. Sua la Tesi “Nanawa: vivere tra acqua e la città di confine” (Paraguay) relatore Prof.A.Ferlenga, selezionata per il Premio Miglior Tesi Iuav 2018. Ha frequentato studi all’estero presso la PUCP-FAU Pontificia Università Cattolica del Perù, Facultad de Arquitectura y Urbanismo. Tra i corsi di studi ha partecipato al progetto Ministeriale PLAN SELVA-Brigadas en Frontera 2.0 in collaborazione con l’Università PUCP: progetto vincitore alla Biennale di Architettura di Quito, Equador, 2016 Categoria Habitat Social y Desarrollo  Menzione Speciale alla XV Biennale di Architettura di Venezia,  2016. E’ iscritto all’ OAPPC di Verona,  ARB di Londra e Associate Member RIBA.

1 Comment

Scrivi un commento