Stay home al tempo della quarantena – di Gabriello Grandinetti

Ad una più ravvicinata rilettura de: “La linea d’ombra” di Joseph  Conrad (1917), sembra profilarsi la trasposizione spazio/temporale dell’attuale Pandemia Globale. 

Nel libro si descrive la disperante attesa di un alito di vento che converta la bonaccia che ha immobilizzato il veliero e il suo equipaggio, fiaccato dai brividi della febbre di una pestilenza tropicale e oramai allo stremo per la perdurante quarantena. 

Metafora speculare odierna, destrutturata in chiave amplificata, della calma piatta che pervade questa moltitudine di reclusi domiciliari, “Stay Home”, da un lato e la febbrile operatività di coloro che sono in prima linea a combattere il VIRUS.

 Ciò deve farci riflettere sul dualismo dei contrappesi di operatività messi in campo dall’emergenza, pensiamo ai sanitari caduti e non solo, ma soprattutto sul senso di smarrimento che trapela dalla fragilità e dalle contraddizioni proprie della condizione umana risvegliatasi dal suo sogno di onnipotenza. 

Al centro della scena infuria una nuova grande battaglia contrapposta alla virulenza di focolai epidemici che, come in passato, riproducono ciclicamente gli effetti di pandemie e flagelli su scala mondiale, alimentando l’immaginario collettivo dell’Armageddon biblico. 

 Nulla di ciò che i nostri traguardi quotidiani  hanno riportato, fin qui, come certezze incontrovertibili del progresso nell’era più prospera della storia umana, oggi appare più beffardo e irreale di un incubo  che proietta le visioni distopiche di Aldous Huxley e Orwell. Complici le profonde disuguaglianze che hanno indotto il panico finanziario globalizzato a macchia di leopardo.

 Coabitiamo in un perverso anamorfismo prospettico che irride la realtà, che ci appare sempre più inviluppata nel gorgo inesorabile di un maelstrom.  Noi stessi siamo gli inconsci abitanti di un’illusione ottica, infine disvelata, come il beffardo sipario strappato di “Truman show” per cui il mondo è solo uno stupefacente inganno?

Tuttavia, al di là dei soprassalti di euforia che, di là da venire, infine sopraggiungeranno come la brezza liberatoria che gonfierà le vele della nave del romanzo di Conrad, niente potrà più convertirne la definitiva perdita dell’innocenza posta sul crinale di quella linea d’ombra che il capitano della nave dovrà oltrepassare, sancita dal rito di passaggio all’età adulta… 

 <<  Quando infine l’ultima bolina fu tesa, i miei occhi abituatisi al buio scorsero quelle sagome d’uomini accasciarsi sulle ringhiere, crollare sui boccaporti. Uno era aggrappato all’argano di poppa, boccheggiante; e io rimasi dritto in piedi tra di loro, come un baluardo, impervio agli assalti del male, e sentendomi solo malato nell’animo. Attesi per alcuni attimi, sostenendo a fatica il peso dei miei peccati, il sentimento della mia imperfezione morale, e infine dissi: “Marinai, ora andremo a poppa a imbrogliare il pennone di maestra. E’ tutto quanto possiamo fare per la nostra nave; dopo di che, dovrà affidarsi alla sorte.>>

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