Buon compleanno Eugène! – di Gianna Panicola

Domenica 25 aprile 2020, il Museo del Louvre pubblica sui canali social, un bellissimo video sul Salon Denon e la Salle Molliene che ospita “La libertà guida il popolo” di Eugenè Dalacroix.

Eugène Delacroix, nasce a Charenton Saint-Maurice, il 26 aprile del 1798 ed è considerato il principale esponente del movimento romantico francese. Uomo colto, curioso, interessato agli episodi di cronaca di quel momento, i quali ispirarono molte tra le sue opere più famose. Oggi, avrebbe avuto la fama di un cronista che si divertiva ad aggiungere ai fatti accaduti del personale, dell’ideale, dei cenni di bellezza. La guerra con le sue atrocità e la sua violenza, gli uomini e la loro sete di conquista, con Delacroix diventarono rappresentazione realistica, cruda e vera. Il maestoso “Massacro di Scio” del 1824, una tela di cm 422 x cm 352, conservato al Louvre di Parigi, documenta un episodio della guerra d’indipendenza, il massacro del popolo greco perpetrato dai turchi. Al Salon di quell’anno, destò scandalo come del resto si poteva immaginare, pubblico impaurito, critiche attente più alla superfice della raffigurazione. Possiamo chiamarle esattamente “critiche di superfice”, come succederà circa cinquanta anni dopo anche con gli impressionisti. Osservare un’opera di Delacroix e non addentrarsi nella profondità della sua pittura dalle rapide pennellate, nelle grigie atmosfere, nei contrasti di luce e di ombre che divennero più profondi in “La Grecia sulle rovine di Missolungi” e in “La libertà guida il popolo”, significava semplicemente “guardare”, rimanere incastrati nei propri ideali, non accettare i mutamenti della società che la pittura è chiamata ad esprimere. La “Grecia” del 1826, al Musèe des Beaux di Bordeaux, è una donna, come la Libertà del Louvre. Non mostra il seno scoperto come la sua amica, ma una profonda scollatura. Si erge, anche lei, è il fulcro di tutta la composizione.

Charles Baudelaire, amico e stimato ammiratore di Eugene Delacroix, nei suoi “Scritti sull’arte” (1855), a proposito delle sue donne, scrive: “… sempre e comunque esse sono donne superiori, di una superiorità particolare; e in definitiva, e in una parola sola, Delacroix mi sembra l’artista più capace di esprimere la donna moderna, soprattutto la donna moderna nella sua forma eroica, infernale o divina. Essa possiede altresì la bellezza fisica moderna, l’aria trasognata, ma il seno florido, con un petto minuto, il bacino ampio, e braccia e gambe armoniose”. Il “ma”, di Baudelaire, accenno sottile alla bellezza classica destinato ad allentarsi. Tre anni dopo, Delacroix, scriverà sul “Journal”: “Il mondo nuovo, buono o cattivo, che cerca di farsi luce tra le nostre rovine, è come un vulcano sotto i nostri piedi: permette di riprendere fiato solo a chi, come me, comincia a considerarsi un estraneo a quello che succede e limita le proprie speranze a un buon impiego del giornale”.

“La libertà guida il popolo” del 1830, nelle vesti di una popolana succinta, con la mano destra tiene alzata la bandiera francese e con la sinistra impugna un fucile, è una donna ideale, immaginaria e nello stesso tempo fortemente realistica. Delacroix, sente il bisogno di raccontare il presente, la lotta per la libertà del popolo francese contro il potere dittatoriale della monarchia borbonica. Un bisogno che si palesa, oggi, in questo delicato momento storico, in cui tutti noi siamo partecipi.

Buon compleanno, Eugène!

Quest’anno i compleanni non si festeggiano ma io gli auguri voglio farli lo stesso, a te e alla tua bella “libertà”. 

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