Lo scotch di Cattelan | Paolo Del Duca

Testo inedito

Quale mezzo attribuisce artisticità a un oggetto o a un edificio tanto da farlo diventare un’opera? La pratica dell’architettura contemporanea può esser inserita all’interno del mondo dell’arte?
Per rispondere cercheremo di ripercorrere a ritroso questa attribuzione a partire dall’arte pienamente detta fino a giungere all’architettura, considerando Comedian o volgarmente detta “la banana di Cattelan”. È stata scelta quest’opera per due ragioni: la connessione alla post-art (l’arte che esiste solo virtualmente) e la creazione di un’icona, grazie a un semplice gesto. Un artista di ready-made avrebbe semplicemente esposto una banana, magari rovesciata, invece Maurizio Cattelan decide di attribuirvi un gesto artistico in modo da trasformare un Another fucking ready-made (1996) in un’opera contemporanea che possa ancora fare parlare. Questo gesto è compiuto attraverso l’utilizzo di un semplicissimo pezzo di scotch grigio, lo stesso che aveva utilizzato per appendere il gallerista Massimo De Carlo realizzando A perfect Day (1999), attaccato diagonalmente alla banana. La galleria Perrotin, per la quale Cattelan ha esposto Comedian all’Art Basel Miami, ha creato una pagina Instagram, @cattelanbanana, nella quale vengono postate le interpretazioni che le persone creano in rete della banana, in modo tale da creare un’opera che non si fermi alla realtà, ma che viva e continui a vivere nel mondo virtuale. L’elemento cruciale che la rende davvero innovativa è il fatto che ad un gesto dato, lo scotch grigio, la gente abbia iniziato ad attaccare alle pareti, alla stessa maniera dell’artista, altri oggetti, inizialmente frutti o verdure per poi tornare all’uomo. A un atto comune corrispondono diversi “oggetti attaccati”, ognuno dei quali è differente dall’altro, ma rientra all’interno di quel mondo che è @cattelanbanana.
Sorge ora spontaneo chiedersi se in architettura sia possibile un gesto del genere: far corrispondere a un elemento unificatore, che attribuisce artisticità all’opera, più edifici. Ripercorrendo la storia dell’arte si possono trovare elementi che accomunano costruzioni, ma solo in quanto appartenenti a una stessa corrente o movimento e comunque non con lo stesso identico gesto unificatore che le renda parte della stessa opera. Edifici anche di uno stesso architetto difficilmente presentano un identico ingrediente che li renda accomunabili sotto un unico nome. Pensiamo a Mies van der Rohe e ai suoi pilastri cruciformi che sicuramente collegano il padiglione di Barcellona con la casa Tungendhat, ma allo stesso tempo non sono quel forte gesto artistico che è lo scotch della banana; per vederli infatti bisogna entrare nell’opera. Lo stesso vale per Le Corbusier e i suoi sette punti dell’architettura che vengono applicati sempre in maniera differente lungo la sua carriera. Ci si potrebbe allora chiedere se la riproduzione architettonica del concetto cattelano sia quella attuata da Aravena a Quinta Monroy, e in tutti i vari progetti di Housing con lo studio Elemental, dove, a una base architettonica fissa, l’inquilino può auto-costruire la propria espansione all’interno della metà lasciata libera. In questo caso però è come se si tenesse ferma la banana e si cambiasse lo scotch o lo si applicasse sempre in maniera differente. Insomma, è come se ogni inquilino fosse il vero portatore del gesto artistico su un’architettura fissa data da Aravena: l’architetto dà la cornice per inserirvi la propria arte.
Ritrovare lo stesso gesto artistico per più edifici risulta impossibile visto che nemmeno uno stesso architetto lo ha mai realizzato in maniera continuativa nella storia dell’architettura. Potremmo quindi ricercare questo elemento accomunante, non più nella forma, ma nella tipologia. Termine con cui non vogliamo identificare solo edifici a torre, a stecca, a bordo, a corte etc. ma anche quegli edifici che rientrano a pieno titolo nella stessa macro-tipologia in quanto caratterizzati da un elemento architettonico che li rende accomunabili, per esempio edifici a vuoto centrale, a ballatoi sfalsati, a corridori centrali distributivi etc. Si pensi ad esempio a edifici a torre: è possibile accomunarli per uno stesso gesto artistico? Evidentemente no, vi sono edifici alti identici, come ci ha mostrato l’International Style, ma non con lo stesso gesto artistico, ma anzi come se fossero tutti dei ready-made prodotti “a stampino” dall’industria. L’edificio invece a gradoni ha sì il pregio di accomunare differenti edifici, ma allo stesso tempo, vista la forza del gesto, la forma è esclusivamente dettata da questa macro-tipologia, è come se lo scotch coprisse completamente la banana.
Pensiamo invece a una tipologia, che a partire dagli anni 2000, torna a comparire nell’architettura contemporanea: edifici a “distribuzione avvolgente”. In questo caso un elemento, potremmo dire, filiforme avvolge l’edificio e ha la funzione di collegare i vari piani. Questo si addice alle più svariate forme architettoniche tanto che lo troviamo in edifici a torre, edifici in linea, palazzetti dello sport e auditori. Crea quindi una macro-tipologia che accomuna elementi di tipologie, intese in senso tradizionale, differenti. La scala non è forse come lo scotch che avvolge l’opera e che allo stesso tempo la rende identificabile e riproducibile socialmente?
Pensiamo quindi di potere utilizzare il mezzo “distribuzione avvolgente” per creare continuità tra gli edifici e identificare, rispetto alla strada, i fulcri della città. Come ognuno su Instagram può vedere le varie reinterpretazioni della banana, che entrano a far parte di diritto all’interno della grande opera d’arte che è @cattelanbanana, così ogni cittadino può percorrere la città e vedere le varie reinterpretazioni dell’edificio a distribuzione avvolgente comprendendo che tutti questi fanno parte di un’unica grande opera, non più virtuale ma reale.
Il primo edificio che si può dire abbia aperto questa stagione, ancora molto limitata, ma che vede grandi sviluppi, è stato sicuramente il padiglione olandese di MVRDV per Expo Hannover 2000, in cui, ad una varietà di paesaggi riprodotti verticalmente, corrisponde un sistema distributivo che avvolge completamente l’edificio e inoltre permette di creare un prospetto dinamico, vista la percorrenza delle persone lungo la scala. Rientrante in questo clima è sicuramente un altro edificio degli stessi progettisti: Werk 12, nel quale la distribuzione, che si avvolge, diventa essa stessa tema cruciale del prospetto. Per entrare in ambito nazionale ritroviamo questa macro-tipologia nel Building IULM 6, progettato dallo studio 5+1AA, nel quale si attribuisce artisticità ad un semplice parallelepipedo, per tre lati opaco, grazie alla scala che si estroflette da esso.
Gli esempi nascenti di questa macro-tipologia mostrano una nuova via che potrebbe prendere l’architettura ormai postcontemporanea, se è vero che il contemporaneo si è concluso con America (2015) di Maurizio Cattelan, come sostiene Francesco Bonami, ovvero di identificare gli edifici grazie ad un gesto artistico, che sì è diverso formalmente per ogni edificio, ma che nello spirito è identico e che permetterebbe di identificare gli edifici fulcro della città considerando la distruzione come prosecuzione della percorrenza pedonale. Immaginiamo un’urbe vista come piano terra e spirale che si avvolge intorno a fulcri, tanto da poter arrivare ad avvolgere edifici storici e far rientrare all’interno di un unico filo rosso architetture che hanno reso unica la città. Avvolgere l’edificio non significa creare delle stampe industriali, come negli edifici identificabili sotto l’etichetta International Style, ma creare tanti edifici differenti accomunati da un unico semplice gesto.

Nobody, “This is Cattelan’s Scotch Architecture”, courtesy of nobody.

DATI PERSONALI:
Nome: Paolo
Cognome: Del Duca
Data di nascita: 09/09/1997
Professione: studente

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