Limite e alterità: il Giardino degli Ulivi all’EUR | Simona Gassi

Testo inedito

Quartiere EUR, sud di Roma – il Giardino degli Ulivi è uno dei rifugi dalla realtà urbana in cui il progetto dello spazio aperto restituisce un contesto inaspettato. Opera di Raffaele De Vico Fallani, ultimato negli anni Cinquanta del Novecento, si inserisce tra i progetti per la sistemazione dei giardini del nuovo complesso urbanistico progettato per l’Esposizione Universale del 1942.
È l’alterità rispetto al quartiere la caratteristica principale del progetto, che oppone a un’architettura ipertrofica uno spazio piccolo e circoscritto, allo stereometrico travertino degli edifici monumentali fascisti un’architettura fatta di materiali vivi e imperfetti. E se l’alterità è alla base di questo progetto, il concetto di limite è la condizione necessaria alla sua esistenza.
Il limite non è presente nella forma di “linea” che divide due luoghi, ma come “luogo ulteriore”. È costituito fisicamente dagli splendidi ulivi, disposti in forma circolare a cingere una piccola radura, fulcro del giardino. La coltre di alberi crea il luogo per un rito di passaggio da una condizione a un’altra e si può scegliere se attraversarla fisicamente o solo con lo sguardo, se percorrerla ed esplorarla prima di superarla, o non superarla mai. Nel suo punto di congiunzione con il prato centrale, l’anello di ulivi è separato ulteriormente da questo per mezzo di un dislivello di rocce sovrapposte, con una composizione sapiente, non casuale.
Il progetto ribadisce il limite in una forma fisica ulteriore, quasi a chiedere conferma della volontà o meno di superarlo, delegando all’utente la responsabilità di questa scelta. Il limite esiste, ma in una forma complessa e con una natura duplice: è un limes, una traccia che separa il luogo del giardino dalla città e sancisce l’assoluta diversità dell’uno rispetto all’altro; è un limen, una soglia che permette la trasgressione, la scelta consapevole di passare da una condizione a un’altra.
È così che questo piccolo gioiello esprime a pieno la sua logica oppositiva, rispondendo all’esigenza di evasione, in un quartiere in cui la città si esprime nella sua forma più artificiale e rigida, regalando un’esperienza intima ed eccezionale.

DATI PERSONALI:
Nome: Simona
Cognome: Gassi
Data di nascita: 14/10/1995
Professione: Studentessa del corso di Laurea Magistrale in Progettazione Architettonica

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